Ven 28 Febbraio 2020 — 19:17

Mps: trattative con Ue al rush finale, rispunta ipotesi fusione con Ubi



La risposta di Bruxelles sul trasferimento dei crediti deteriorati ad Amco potrebbe arrivare a breve. Venerdì il cda sui conti

mps npl

Si attende ancora una svolta nelle trattative tra Mef e Ue sui crediti deteriorati di Banca Mps. Ma, secondo le ultime indiscrezioni di stampa, l’accordo potrebbe essere questione “di giorni o di settimane”.

Mps, responso Ue in arrivo?

Un’indicazione, per quanto vaga, che spinge oggi il titolo a Piazza Affari. A riportarla è il Sole 24 Ore, ricordando come per il Monte dei Paschi di Siena la pulizia degli Npl sia condizione necessaria per candidarsi a una fusione.

Il piano prevede il trasferimento tramite scissione di almeno 10 miliardi di crediti deteriorati ad Amco, la ex Sga interamente controllata dal Tesoro (che ha il 68% di Mps). Le trattative con la Ue riguardano il prezzo e l’impatto patrimoniale per la banca.

Mps, venerdì cda sui conti 2019

La scissione dei crediti deteriorati consentirebbe al Tesoro di uscire più agevolmente dal capitale di Mps.

La relativa exit strategy, da realizzarsi entro il 2021, doveva essere conunicata a Bruxelles entro lo scorso 31 dicembre. Ma è arrivata appunto la proroga, peraltro senza una scadenza precisa.

Si era ipotizzato il 31 gennaio, ma anche questa data è passata senza alcuna comunicazione ufficiale.

Venerdì il cda di Mps si riunirà per approvare i conti 2019, e dalla successiva conference con l’ad Morelli potrebbero arrivare maggiori dettagli.

Mps e una fusione con Ubi, ruolo per Axa?

Quanto alle ipotesi di fusione, il Sole rispolvera oggi l’ipotesi Ubi, istituto che lavora anche a un possibile ricambio degli attuali accordi di bancassurance.

La partnership bancassicurativa, scrive il giornale economico, è anche una delle “doti” che Mps potrebbe portare in caso di nozze con un’altra banca.

In particolare l’istituto senese è legato al colosso francese Axa che, “per esempio, in caso di fusione con Ubi avrebbe le risorse per diventare partner assicurativo unico del maxi-polo che si verrebbe a creare, senza escludere un rafforzamento della partecipazione
azionaria in Ubi-Mps”.

Analisti prudenti

“Ipotizzando la cessione di uno stock di 9,6 mld di Npe attraverso lo spin-off in una newco capitalizzata con 1,4 mld – equivalente ad assumere un prezzo di vendita di 28 centesimi per gli Npl e 34 per gli Utp (Unlikely to pay) – l’Npe ratio di Mps scenderebbe da 12,8% a 5,1%”, commentano gli analisti di Equita.

“Post cessione – prosegue Equita – Mps sarebbe certamente un asset più appetibile in chiave M&A ma secondo noi alcune incertezze contribuiscono a mantenere ancora bassa la probabilità di un deal almeno nel breve”. Fra queste, il rischio legato alle cause legali, con un petitum (richieste totali di risarcimento) di 4,7 miliardi alla fine del terzo trimestre. In secondo luogo, l’impatto della cessione di esposizioni deteriorate: “Stimiamo sull’intero anno un contributo al Net interest income dallo stock complessivo di Npe di circa 150 mln, importo che potrebbe non essere integralmente recuperato in caso di cessioni attraverso minori rettifiche su crediti”.

In Borsa alle ore 10,38 le azioni Banca Mps segnano +5,37% a 1,786 euro in una giornata di fortw rimbalzo per il comparto bancario.

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