Mar 23 Aprile 2019 — 14:50

Mps sui bond spera negli istituzionali



Per la conversione la banca punta su un “effetto Generali”, anche se il Leone di trieste non rivela quanti sono i subordinati in suo possesso

Mps è sempre protagonista della scena e rimbalza a 18,1 euro (+5,5%), pari a una capitalizzazione di 535 milioni di euro, ovvero un decimo rispetto alle prossime operazioni di rafforzamento del capitale e pari, complessivamente a 5 miliardi di euro.

Ieri è arrivato l’atteso via libera da parte del cda di Generali alla conversione dei bond subordinati Mps in carico al Leone di Trieste. La nota stampa, così come peraltro le dichiarazioni del management del gruppo assicurativo rilasciate a margine della presentazione del piano industriale, non fanno riferimento all’esposizione di Generali in Mps. Sul mercato si parla tuttavia di una esposizione detenuta da Generali in obbligazioni di Rocca Salimbeni pari a 400 milioni di euro la cui conversione porterebbe il Leone di Trieste dritto tra gli azionisti di riferimento di Mps con l’8% del capitale. Una posizione curiosa, per quanto inevitabile, considerando le partecipazioni incrociate del sistema Italia: Generali, a sua volta, vanta tra i suoi azionisti di riferimento (con il 13% del capitale) Mediobanca che, a sua volta, annovera con una posizione di rilievo nel capitale Unicredit (a cui fa capo oltre l’8% del capitale di Piazzetta Cuccia), a sua volta, alle prese con una ricapitalizzazione da 13 miliardi di euro.

La scelta del Leone peraltro era quasi inevitabile per sostenere il successo della conversione dei bond lanciato ieri (le emissioni coinvolte sono 11 per un valore nominale complessivo di 4,2 miliardi), preludio della ricapitalizzazione “fino a 5 miliardi di euro” in calendario entro Natale e del deconsolidamento di un pacchetto di crediti incagliati pari a 27,7 miliardi di euro. Misure necessarie al salvataggio di Mps. L’alternativa obbligata infatti, qualora le operazioni di rafforzamento del capitale non abbiano esito positivo, è il bail in con il possibile azzeramento del valore dei titoli detenuti da azionisti e obbligazionisti e l’eventuale coinvolgimento persino dei correntisti.

La decisione di Generali potrebbe aprire la strada ad altri istituzionali che, aderendo all’offerta di conversione dei bond detenuti nei rispettivi portafogli, alleggerirebbero il conto finale della ricapitalizzazione di mercato dall’esito quanto mai incerto considerando il colossale ammontare previsto e la mancanza di un vero e proprio consorzio di garanzia (l’accordo sottoscritto dalle 13 banche coinvolte dall’operazione diventerà di garanzia se le operazioni di salvataggio previste mostreranno un “andamento soddisfacente”). Proprio in queste ore, secondo quanto trapelato sul mercato, il management di Mps è partito per un altro giro di presentazioni alla ricerca di anchor investor in grado di determinare il successo della futura ricapitalizzazione e fornire un nocciolo duro di azionisti nel futuro di Rocca Salimbeni. L’attenzione si focalizza sui fondi sovrani del Medio Oriente e, soprattutto, sul Qatar. Ma finora non sono arrivate conferme.

Mps si attende dalla conversione dei bond lanciata ieri adesioni per almeno un miliardo di euro. Se tuttavia le adesioni superassero quota 1,5 miliardi, a giudizio del mercato, Rocca Salimbeni potrebbe dirsi al sicuro o quasi da qualsiasi esito referendario. I bankers (soprattutto quali esteri) temono infatti che una vittoria del “no” al referendum costituzionale del 4 dicembre possa determinare un periodo di incertezza politica e turbolenza sui mercati, tale da minare la complessa operazione di salvataggio di Mps, terza banca italiana per valore degli asset.

Aderendo tuttavia alla conversione dei bond ha messo in chiaro che non investirà ad Atlante II, il fondo di emanazione pubblica che dovrebbe farsi carico dei 27,7 miliardi di crediti incagliati deconsolidati da Mps e rilevati al 33% del valore nominale, oltre che di altre situazioni similari provenienti da altri istituti di credito qualora emergano.

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