Dom 17 Febbraio 2019 — 15:46

Mps, slitta a sorpresa il ritorno in Borsa



La Consob fa sapere che la valutazione del prospetto è ancora in corso. A pesare anche i timori di turbolenze

Slitta il ritorno in Borsa di Banca Mps, che sarebbe dovuto avvenire lunedì prossimo 23 ottobre. La Consob infatti non ha ancora sciolto le sue riserve, già manifestate nel corso della settimana con una richiesta di supplemento al prospetto.

L’organo di vigilanza fa sapere che “la valutazione è ancora in corso”. Il nulla osta potrebbe arrivare nella seconda metà della prossima settimana. Pertanto non è escluso che il ritorno agli scambi del titolo possa avvenire nella settimana successiva, peraltro dopo la pubblicazione della trimestrale in agenda il 27 ottobre (sempre che il Cda non decida di rinviare l’approvazione dei conti).

Mps è assente dai listini dalla seduta del 22 dicembre 2016 quando, preso atto dell’impossibilità di raccogliere sul mercato 5 miliardi di euro, il Tesoro intervenne per salvare l’istituto e la Consob sospese il titolo dalle contrattazioni. Ma l’attesa continua.

Il ritardo si spiegherebbe con i tecnicismi legati all’operazione messa in campo dal Tesoro per il salvataggio della banca.
Oltre al via libera alla pubblicazione del prospetto di quotazione, si attendeva infatti anche il documento sull’offerta di scambio (ristoro) destinata ai risparmiatori che detenevano bond subordinati UT2, e che prevede l’assegnazione di obbligazioni senior in cambio delle azioni frutto del burden sharing sui subordinati. Inoltre si teme che qualche passo falso esponga ulteriormente il titolo al rischio di turbolenze.

Su Mps comunque
gli scambi riprenderanno in un clima non favorevole in generale per il comparto bancario di Piazza Affari. Dall’inizio di ottobre, con rare pause, gli istituti sono stati presi di mira dalle vendite in scia al nuovo giro di vite annunciato dalla Bce sulle coperture dei crediti deteriorati. Come se non bastasse, nei giorni scorsi è emerso che Bridgewater, il maggiore hedge fund del mondo, ha scommesso 1,1 miliardi di dollari sul ribasso di alcune blue chip del listino milanese, quasi tutte banche (770 milioni). Inoltre pesano le prese di beneficio dopo un rimbalzo per il comparto bancario italiano iniziato a dicembre 2016. Infine c’è da affrontare il clima di incertezza in vista delle elezioni politiche del 2018.

Si prevede che l’azione partirà da 4,3 euro, un prezzo che ricalca le indicazioni della recente asta sui cds della banca senese.
Nel frattempo il Tesoro ha pagato le sue azioni Mps 6,49 euro mentre gli obbligazionisti subordinati si sono visti convertire i propri titoli in azioni al prezzo di 8,65 euro l’uno. Lo Stato e gli obbligazionisti hanno contribuito alla ricapitalizzazione precauzionale rispettivamente con 3,85 miliardi di euro e oltre 4,4 miliardi di euro.

Intanto in vista della trimestrale Banca Imi ha stimato una perdita di 177 milioni di euro nel periodo al 30 settembre contro il rosso di 1,151 miliardi registrato un anno fa. I ricavi totali dovrebbero attestarsi a 1,034 miliardi da 1,073 miliardi del terzo trimestre 2016, secondo gli analisti.
Banca Imi ha inoltre calcolato che le spese di ristrutturazione relative all’uscita di 1.200 dipendenti dovrebbero ammontare a 234 milioni.

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