Ven 30 Luglio 2021 — 16:11

Mps, il Tesoro studia uno schema per trasferire i rischi legali



Il Mef al lavoro su una o più ipotesi per passare il contenzioso a Fintecna (Cdp). Trattative con la Fondazione su un accordo transattivo. Intanto indiscrezioni di stampa rilanciano la suggestione di una fusione a tre con Unicredit e Banco Bpm

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Dopo i crediti deteriorati, i rischi legali: il dossier Mps resta una priorità per il Tesoro. Che, nonostante la crisi di governo in atto, sarebbe al lavoro per rimuovere un altro dei macigni che sicuramente tiene alla larga potenziali compratori interessati all’istituto senese.

Mps, rischi legali trasferiti a Fintecna

In particolare, secondo le ultime indiscrezioni di stampa, il Mef starebbe studiando uno o più schemi per sterilizzare i rischi legali che hanno portato il volume del contenzioso (petitum) della banca a oltre 10 miliardi. In parallelo sarebbero in corso trattative con la Fondazione Mps per un accordo transattivo sulla maxi causa da 3,8 miliardi. La Fondazione questa sera a mercato chiuso ha tuttavia smentito che siano stati intrapresi negoziati.

Del resto il Tesoro, azionista di Siena con il 64%, è ansioso di organizzare un matrimonio per il Monte dei Paschi, come è emerso anche dal recente comunicato sul capital plan da sottoporre alla Bce. L’obiettivo primario è una cessione a Unicredit, benché il nuovo Andrea Orcel sarebbe freddo sul dossier.

Gli schemi, valutati con lo studio Orrick in qualità di advisor legale, e assieme agli avvocati di Mps, prevedono in ogni caso un ruolo per Fintecna, società controllata da Cdp. Quindi, indipendentemente dall’impegno dell’azionista pubblico nell’aumento di capitale, anche i rischi legali andrebbero a pesare ulteriormente sui costi del salvataggio bancario da parte dello Stato.

Mps, uno schema per disfarsi dei rischi legali

Uno schema di lavoro accreditato, e finora riservato, ipotizza come separare dalla banca oltre 6 miliardi di contenzioso di chi era azionista negli anni 2008-2011 e 2014-2015, con la “scissione non proporzionale asimmetrica” dell’attività bancaria senese, da incastonare nella controllata Mps Capital Services, poi quotabile con nome “Nuova banca Mps”. Lo ha scritto nel fine settimana il quotidiano La Repubblica.

La gran parte delle richieste danni, e relativi fondi rischi, resterebbe così all’attuale Monte dei Paschi, che chiederebbe a Bankitalia di cancellarle la licenza bancaria prima di trasferire il patrimonio a Fintecna, altra controllata pubblica. Qui, prosegue il giornale, avverrebbe la liquidazione del patrimonio separato, chiudendo i contenziosi il prima possibile con transazioni tra i richiedenti disponibili e un gruppo di investitori di mercato.

L’ipotesi comporterebbe accantonamenti aggiuntivi nell’ordine delle centinaia di milioni nel fondo rischi legali di Mps, nonché il pagamento di una specifica polizza rischi in capo alla nuova banca. Anche questa strada però non scongiurerebbe il rischio di future azioni risarcitorie, come avrebbe evidenziato un parere legale di Orrick.

Un’offerta alla Fondazione Mps

Un’alternativa, sempre stando alle indiscrezioni, sarebbe quella di tagliare 5 miliardi di contenzioso stipulando accordi di garanzia e controgaranzia, imperniati sia sulla Sace sia su operatori privati. Un modo per rivalersi di eventuali richieste danni future, che avrebbe ancora in Fintecna il gestore tecnico.

Nel frattempo proseguirebbero i contatti con la Fondazione Mps per disinnescarne la causa miliardaria. L’ente avrebbe respinto una prima offerta sui 70 milioni avanzata dai vertici della banca. I contatti proseguono, scrive Repubblica, e al denaro potrebbero aggiungersi azioni, magari da pescare nel 3% di azioni proprie Mps che vale un’altra trentina di milioni. Come detto, in serata la Fondazione ha smentito però che sia stata avviata una trattativa.

Unicredit e l’ipotesi fusione multipla

Quanto alle ipotesi di combinazione con Unicredit, il dossier per la banca milanese resta congelato fino all’insediamento del nuovo ceo Orcel, che avverrà solo a valle dell’assemblea fissata per il 15 aprile. Non si fermano però i rumors e le divagazioni sul tema.

Secondo un’ipotesi citata ieri dal Messaggero, Orcel nella sua esperienza di merger multipli potrebbe tentare una combinazione a tre con Banco Bpm e Mps, “scatenando un terremoto che metterebbe in discussione la leadership di Intesa Sanpaolo”.

Riguardo quest’ultima ipotesi, secondo gli analisti di Equita un’eventuale operazione di M&A tra Unicredit, Bpm e Mps porterebbe alla creazione del principale operatore domestico in termini di filali (23% rispetto al 20% di Intesa Sanpaolo-Ubi),con una market share in Nord Italia del 25% (contro il 19% di Intesa Sanpaolo-Ubi)”.

Rimbalzo in Borsa

Sarebbe però “da verificare l’emergere di eventuali vincoli antitrust”. Inoltre la Sim ricorda che “la precondizione per Unicredit” è l’impatto neutrale sul capitale, nonché proprio “la sterilizzazione dei rischi legali di Mps, oltre a un miglioramento dell’asset quality dell’entità combinata”.

La fusione multipla sarebbe “caratterizzata tuttavia da un execution risk molto alto. Tuttavia, se si dovesse perseguire l’operazione ipotizzata da Il Messaggero, riteniamo diventi probabile una M&A tra Bper Banca e Banca Popolare di Sondrio, la cui trasformazione in Spa dovrebbe finalizzarsi entro fine anno”.

In Borsa le azioni Mps hanno chiuso con un +1,26% a 1,045 euro; Unicredit +1,47% a 7,668 euro; Banco Bpm +0,39% a 1,8195 euro.

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