Dom 27 Settembre 2020 — 18:01

Mps, privatizzazione in alto mare



Governo diviso: il ministro Gualtieri firma il decreto, ma il premier Conte prende tempo. Aperte tutte le ipotesi

mps privatizzazione

Il decreto sulla privatizzazione di Mps avrebbe subito una battuta d’arresto dopo le dichiarazioni di Carla Ruocco, presidente M5s della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, che ha puntato il dito contro la potenziale svendita da parte del Tesoro.

Mps, decreto privatizzazione divide il governo

Il decreto è stato firmato ieri dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri (Pd). Si tratta di una proposta di Dpcm destinata a Palazzo Chigi, ma il premier Giuseppe Conte si è preso qualche giorno per riflettere. Lo scrive oggi il quotidiano la Repubblica.

Le affermazioni di Carla Ruocco, che ha fra l’altro vagheggiato una sorta di combinazione con Popolare di Bari provocando le ire dei sindacati, hanno fatto breccia nelle ali più estreme di Movimento 5 Stelle e centrosinistra, informa il giornale romano.

Minusvalenza

Ruocco infatti ha evocato il tema della maxi perdita in cui incorrerebbe lo Stato agli attuali livelli di Borsa.

La deputata ha ricordato che agli attuali prezzi lo Stato con la sua partecipazione pari al 68% incasserebbe dalla cessione della banca circa 1 miliardo a fronte di un investimento complessivo di quasi 8,5 miliardi. “Il rendimento per lo Stato sarebbe pari a -90% dell’investimento fatto”.

La minusvalenza sarebbe cioè di 7,5 miliardi.

Mps, decreto “aperto”

Il decreto serve fra l’altro a recepire i paletti Bce al piano per scindere 8,1 miliardi di crediti deteriorati in favore di Amco.

Roberto Gualtieri

Roberto Gualtieri

Per quanto riguarda la privatizzazione, il decreto uscito dalle stanze del Mef risulta “aperto”, secondo i rumors citati da Repubblica. L’art. 2 della bozza di decreto riporta che, dopo la scissione (da chiudere entro fine 2020), “è autorizzata la dismissione della partecipazione” del Tesoro in Mps (68,2%), “in una o più fasi, mediante modalità e tecniche di vendita in uso sui mercati, attraverso il ricorso singolo o congiunto a un’offerta di vendita rivolta al pubblico dei risparmiatori in Italia, ivi compresi i dipendenti del gruppo, e/o a investitori istituzionali italiani e internazionali ad una trattativa diretta da realizzare attraverso procedure competitive trasparenti e non discriminatorie, ad una o più operazioni straordinarie, ivi inclusa un’operazione di fusione”.

Fusione

Non viene menzionata l’ipotesi di fare di Mps una vera e propria bad bank, un’altra delle proposte messe sul tavolo dalla presidente della Commissione banche per fare fronte alla prossima ondata di Npl derivante dalla crisi del coronavirus.

Vengono invece rilanciate le indiscrezioni secondo cui il pressing della Bce sul capitale potrebbe indurre il Tesoro ad accelerare la ricerca del partner per la fusione. In particolare, vengono rispolverati i nomi di Banco Bpm e Unicredit.

Intanto in Borsa alle ore 10,32 le azioni Mps segnano -0,21% a 1,419 euro limitando comunque i danni rispetto al -1% del Ftse Italia Banche.

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