Sab 20 Aprile 2019 — 13:10

Mps: petitum da cause legali balza a 5 miliardi. Diamanti, altro sequestro



Torna a crescere il contenzioso. Sul caso dei diamanti, fra le righe del bilancio spunta un secondo ordine di sequestro preventivo

mps news

Torna a crescere il contenzioso di Banca Mps. Il petitum, ossia l’insieme delle richieste da parte di aspiranti creditori nell’ambito di vertenze legali, ha raggiunto nel 2018 quota 5 miliardi dai 3,9 miliardi del 2017. Il dato si ricava dalla bozza di bilancio dell’istituto. Novità anche sul fronte dei diamanti da investimento, per cui il Monte dei Paschi di Siena aveva già ricevuto un provvedimento di sequestro per 35,5 milioni di euro assieme a seguito dell’inchiesta in cui è coinvolto assieme ad altri 4 istituti di credito. Fra le righe del bilancio spunta infatti un secondo ordine di sequestro preventivo, anche per equivalente (ossia in assenza dei beni da sequestrare), per circa 195mila euro. Intanto i rimborsi da parte della banca (in cui il Tesoro ha una quota del 68,2%) sono partiti, anche se inizialmente a rilento.

Contenzioso, il petitum per Monte dei Paschi sale a 5 miliardi

Sia la questione dei diamanti sia le numerose vertenze che traggono origine quasi unicamente dal passato (ma non solo) vengono affrontate nell’ampio capitolo dedicato nel bilancio di Mps ai rischi legali. Si apprende innnazitutto che “al 31 dicembre 2018 risultavano pendenti vertenze legali con un petitum complessivo, ove quantificato, di circa 5 mld di euro”. Il 2017, si era chiuso con un petitum di 3,9 miliardi, in calo dagli 8 miliardi del 2016 anche se in quell’anno a pesare era una denuncia presentata dal Codacons per 4 miliardi, poi ritirata.

Mps spiega che la metà del petitum, ossia del contenzioso, pari a “circa 2,5 mld di euro” riguarda vertenze classificate a rischio di soccombenza “probabile” per le quali “sono rilevati fondi per 0,6 mld di euro”.

Gli esperti legali della banca senese evidenziano però che “il Gruppo si è avvalso della possibilità concessa dallo IAS 37 di non fornire disclosure di dettaglio sui fondi stanziati a bilancio nel caso in cui tali informazioni possano seriamente pregiudicare la propria posizione nei contenziosi e in potenziali accordi transattivi”.

Il caso degli obbligazionisti e del burden sharing

Fra i vari casi passati in rassegna, riemergono le vicende oggi al centro di procedimenti giudiziari che hanno interessato la banca nell’ultimo decennio e che scaturiscono in gran parte dall’acquisizione di Banca Antonveneta. Spunta anche una richiesta danni per 186,7 milioni di euro da parte del fondo americano York, per alcuni mesi primo azionista della banca. Tanto che la Bce ha avviato un’ispezione nello scorso gennaio “finalizzata alla valutazione e alla gestione dei rischi operativi e in particolare dei rischi legali”.

Ma c’è anche un paragrafo dedicato ai danni collaterali del burden sharing, ossia la condivisione degli oneri posta come condizione dalla Dg Comp europea per il salvataggio di Mps nel 2017 da parte dello Stato.

A seguito del burden-sharing “attuato nel corso del 2017 in applicazione del D.L. n. 237/2016 – spiega Banca Mps -, alcuni investitori acquirenti di obbligazioni subordinate emesse da società del Gruppo (poi divenuti azionisti per effetto della citata misura, con conseguente emersione di minusvalenze rispetto all’importo inizialmente investito) hanno citato in giudizio la Banca lamentando che la stessa, al momento dell’investimento, non avrebbe informato i clienti circa la natura e le caratteristiche degli strumenti finanziari acquistati, sollevando altresì ulteriori contestazioni sul corretto adempimento degli obblighi gravanti sulla Banca in qualità di intermediario finanziario”.

Il documento precisa che “il contenzioso è stato promosso da investitori per i quali non si sono verificate le condizioni per aderire all’offerta pubblica di transazione e scambio promossa dalla Banca in applicazione del già citato D.L. n. 237/2016. Per tale tipologia di contenzioso (circa 60 cause per circa 23 mln di euro di petitum complessivo) sono stati stanziati fondi rischi per circa 8 mln di euro”.

Diamanti, per Mps un duplice sequestro

Venendo al caso dei diamanti, a pagina 485 del bilancio 2018 di Banca Mps, si viene a sapere che il Gip di Milano ha notificato all’istituto un decreto di sequestro preventivo, anche per equivalente, per 195.237 euro. Il reato contestato è auto-riciclaggio.

Il sequestro si aggiunge a quello già reso noto e pari a 35,5 milioni.

Tra il 2015 e il 2016 sono stati venduti diamanti per 344 milioni, cifra che si confronta con i 430 milioni di Banco Bpm mentre Unicredit dovrà rimborsare 215 milioni, fra gli altri casi.

I rimborsi ovvero il riacquisto dei diamanti sono stati decisi dal cda della banca ancora a gennaio 2018, ma sono partiti solo nel secondo semestre. A fine anno così erano stati riacquistati da Mps diamanti per un valore stimato di 4 milioni. Per cui risultano 127 milioni accantonati nel bilancio 2018 per il riacquisto dei preziosi ma non ancora utilizzati.

In Borsa intanto le azioni Mps scambiano stamani deboli, consolidando dopo la seduta positiva di ieri (+1,7%). Alle ore 10,16 il titolo cede lo 0,84% a 1,301 euro.

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