Mer 22 Gennaio 2020 — 13:25

Mps, il Tesoro rilancia sui crediti deteriorati



Secondo le ultime indiscrezioni, il Mef punta a riaprire le trattative con la Commissione europea sul trasferimento degli Npl ad Amco. Dopo il caso del salvataggio della tedesca NordLB, il Tesoro teme la logica dei due pesi e due misure

mps bond

Secondo le ultime indiscrezioni, il Mef punta a riaprire le trattative con la Commissione europea sul trasferimento dei crediti deteriorati di Banca Mps (di cui ha una quota del 68%) ad Amco, società a sua volta controllata con il 100%. Dopo il caso del salvataggio della tedesca NordLB, il Tesoro teme la logica dei due pesi e due misure. Il piano italiano infatti era stato respinto nelle scorse settimane dalla Dg Comp europea.

Mps, crediti deteriorati restano nel mirino

Per questo, secondo quanto riportato nel weekend dal Messaggero, il Mef avrebbe svolto una riunione venerdì scorso in cui ha deciso di riaprire il negoziato con l’Europa.

L’operazione sugli Npl, pensata per vendere il Monte dei Paschi di Siena più facilmente, dovrebbe essere poi alla base del piano di uscita del Tesoro dal capitale che va recapitato a Bruxelles entro fine anno.

La tedesca Norddeutsche Landesbank-Girozentrale (NordLb) è stata salvata nei giorni scorsi con 3,5 miliardi
complessivi di iniezioni di soldi
pubblici tra equity e garanzie. Per cui il ministero di via XX Settembre, che si è visto invece contestare l’aiuto di Stato, vorrebbe far valere le proprie ragioni, puntando anche sull’esperienza europea e le relazioni del ministro Roberto Gualtieri.

Il piano del Tesoro

L’obiettivo è sbloccare la trattativa su 10,9 miliardi di Npl e Utp. C’è una norma europea che consente il trasferimento di questi asset a valore di libro, perché avviene tra due soggetti con lo stesso azionista pubblico.

Siena ha una copertura di circa il
50% e in base alle regole, nel cedere queste attività non deve contabilizzare ulteriori rettifiche che andrebbero ad impattare sul patrimonio.

Secondo gli uffici di Margrethe Vestager che ha Oliver Wyman come advisor, scrive il giornale romano, questa interpretazione della norma sarebbe di parte e darebbe luogo ad aiuto di stato.

D’altro canto per Bruxelles servirebbe una vendita tout court a un prezzo
corrente del 25-28%, che provocherebbe ulteriori accantonamenti e di conseguenza la necessità di procedere con un aumento di capitale di
1,5-1,8 miliardi.

Il Tesoro punterebbe a nominare un perito indipendente per convincere la Ue.

Non tramonta la pista dei fondi

Intanto altre indiscrezioni di stampa insistono sulla pista dell’interesse manifestato da alcuni fondi per Mps (Apollo, Bain, Fortress e Varde). Secondo quanto scrive Milano Finanza, i fondi sarebbero a pronti a valutare il solo marchio della banca senese fino a 500 milioni, convinti che l’istituto abbia ancora potenziale da esprimere in termini di reputazione. La cifra si confronta con una valutazione di 422 milioni risalente al 2018, da parte della società di consulenza britannica Brand Finance.

Inoltre la banca può ancora vantare 4,4 milioni di clienti retail, 47mila corporate e 36mila private con una raccolta complessiva vicina ai 200 miliardi di euro.

I potenziali compratori però, ricorda il giornale finanziario, vorrebbero rilevare una Mps ripulita dai crediti deteriorati, ma soprattutto chiederebbero uno scudo legale sul contenzioso (petitum) della banca che supera ampiamente i 5 miliardi.

Intanto gli analisti di Morgan Stanley in un report assegnano una raccomandazione equal-weight con target price di 1,30 euro.

In Borsa il titolo della banca senese ha ceduto la scorsa settimana il 4,7%. Alle ore 9,45 le azioni banca Mps segnano +1,64% a 1,428 euro.

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