Dom 24 Marzo 2019 — 20:42

Mps, i sindacati aspettano i piani di Lega e 5 Stelle



First Cisl e Uilca interpellati da Finanza Report: non abbiamo pregiudiziali, fermo restando che baderemo sempre agli interessi dei lavoratori

Mentre il contratto di governo tra Movimento 5 Stelle e Lega sta facendo da fulcro del nascente nuovo esecutivo italiano, si discute ancora su ciò che potrebbe profilarsi per Banca Mps, in cui lo Stato è presente al 68% e passa.

Se già l’esperto economico della Lega Claudio Borghi ha evocato in pratica la nazionalizzazione di Mps, il contratto recita che “lo Stato azionista deve provvedere alla ridefinizione della mission e degli obiettivi dell’istituto di credito in un’ottica di servizio”. Peraltro in Borsa le azioni Mps tentano oggi un rimbalzo.

Dopo avere registrato parziali aperture da parte dei piccoli azionisti, Finanza Report ha interpellato i sindacati interni di Mps per capire quali sono gli umori dei dipendenti in vista delle novità prospettate, fra cui lo stop secondo Borghi a nuovi tagli delle filiali.

Fabio Brunamonti, responsabile per First Cisl, spiega a Finanza Report: “Noi non vogliamo fare alcun discorso politico, non abbiamo alcuna posizione ufficiale su questi annunciati mutamenti di mission dell’istituto. Ciò che ci interessa è tutelare i 23.000 lavoratori di Monte Paschi. Che anche lo Stato sia socio di maggioranza della banca, il nostro interlocutore rimane comunque l’amministratore delegato e come sindacato ci atteniamo unicamente agli accordi per la ristrutturazione da qui al 2021. Giudicheremo a suo tempo quando ci saranno eventuali cambiamenti”.

First Cisl, dunque, mantiene un certo riserbo, ribadendo ovviamente che farà riferimento principalmente all’ad (Marco Morelli) come interlocutore.

Per la posizione di Uilca, il responsabile Carlo Magni interpellato da Finanza Report spiega: “Mi sembra che per ora ci siano elementi abbastanza generici su cui non possiamo giudicare con precisione. Di certo non abbiamo pregiudiziali, fermo restando che baderemo sempre agli interessi dei lavoratori, alle loro retribuzioni e qualità di vita e di lavoro. Per ora abbiamo sentito parlare di un’ipotesi di banca di servizio che ci sembra comunque ancora un qualcosa di filosofico, è un’espressione che può voler dire molte cose. Se ciò porterà a proposte positive, ben vengano, ma attendiamo di vedere passi concreti. Se, per esempio, con banca di servizio si intendesse anche rimediare un po’ alla recente chiusura di molte filiali sul territorio, che ci viene anche da obblighi europei, bisognerà andare in sede UE a ridiscuterne. Vedremo. Noi ci confronteremo con lo Stato, che detiene attualmente il 68% dell’istituto, e parleremo di cose concrete, al di là delle affermazioni generiche finora fatte dai partiti politici”.

L’impressione, insomma è che i sindacati di Mps, in linea di massima, non siano contrari per principio a eventuali cambiamenti, o aggiustamenti, della vocazione operativa della banca Mps, purché non inficino quelli che per essi sono gli aspetti più importanti della questione, ovvero il numero e la qualità dei posti di lavoro. Ma ritengono ancora prematuro approvare o viceversa cassare, in assenza di proposte specifiche.

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