Dom 17 Gennaio 2021 — 04:27

Mps, ecco il piano industriale 2021-2025: aumento, esuberi, fusioni



Fabbisogno di capitale a 2-2,5 miliardi, il documento viene trasmesso al Mef che dovrà avviare il confronto con la Dg Comp europea

mps piano industriale

Il cda di Mps ha approvato oggi l’atteso piano industriale 2021-2025, che contiene fra l’altro una stima del fabbisogno di capitale tra 2 e 2,5 miliardi, come da attese del mercato. Gli esuberi sono 2.670, tenendo “conto delle uscite, tramite il ricorso al fondo di solidarietà e turnover naturale, e dei nuovi ingressi”. Il nuovo piano strategico apre chiaramente a potenziali fusioni.

Mps, piano industriale apre a fusioni

Un passaggio quest’ultimo coerente con le indicazioni del governo, mentre in questi giorni secondo molteplici indiscrezioni prosegue il pressing del Tesoro per una fusione con Unicredit.

Il piano, recita il comunicato del Monte dei Paschi di Siena, sarà trasmesso al Mef che dovrà avviare – in ottemperanza agli impegni assunti – un confronto con Dg Comp, ai sensi della normativa vigente.

Il piano strategico 2021-2025, prosegue la banca, “è stato predisposto avendo presenti, fra l’altro, i Commitment assunti dal Governo Italiano alla base del Piano di Ristrutturazione definito per il periodo 2017-2021 e il conseguente DPCM del 16 ottobre 2020, nel cui ambito viene segnalato opportuno avviare un processo di dismissione della partecipazione detenuta dal Ministero nel capitale sociale di MPS, da realizzare con modalità di mercato e anche attraverso operazioni finalizzate al consolidamento del sistema bancario”.

Le nuove strategie sono state quindi elaborate “ipotizzando iniziative strategiche coerenti con un sostanziale mantenimento dell’attuale modello operativo e dell’infrastruttura tecnologica della banca, al fine di non porre vincoli ad ipotesi aggregative”.

Il piano Mps e l’aumento di capitale

Dal punto di vista patrimoniale, spiega Mps, il piano industriale “sottende un rafforzamento tale da consentire alla Banca di ripristinare gli indicatori di patrimonio regolamentare, con indicatore di Cet1 phased-in costantemente superiore al 12 per cento e di affrontare oneri di ristrutturazione legati alla riduzione sostenibile della base costi. Gli impatti della nuova regolamentazione MREL sono pienamente incorporati nel Piano”.

Rocca Salimbeni è impegnata a predisporre un nuovo capital plan da sottoporre alla Bce entro il 31 gennaio 2021. “Il capital plan conterrà una indicazione dei fabbisogni di capitale (di medio termine e non limitati al Cet1), quantificati in una misura tra 2,0 miliardi e 2,5 miliardi, e un’indicazione circa le modalità per soddisfare detti fabbisogni”.

Il rafforzamento patrimoniale ipotizzato è idoneo a risolvere lo scenario di shortfall di patrimonio regolamentare che al 31 marzo 2021 è quantificato in oltre 0,3 miliardi e, al 1° gennaio 2022, in circa 1,5 miliardi.

Mps, esuberi piano industriale a quota 2.670

Venendo al tema degli esuberi, che ha già attirato l’attenzione dei sindacati i quali temono soprattutto un’aggregazione con Unicredit e spingono (soprattutto la Fabi) per un polo pubblico del credito con Carige e Popolare Bari, il numero è leggermente inferiore alle 3.000 unità stimate dal mercato.

Per quanto concerne la dinamica degli organici del gruppo, la riduzione stimata – che tiene conto delle uscite, tramite il ricorso al fondo di solidarietà e turnover naturale, e dei nuovi ingressi – nell’arco di piano 2021-2025 è di circa 2670 persone, spiega Mps.

Quanto alle scelte fondamentali operate dal piano, “che potrebbero essere soggette a cambiamenti a seguito delle interlocuzioni” dell’azionista Tesoro con la Dg Comp europea, la banca segnala i “principali caratteri”.

Pareggio nel 2022 e ritorno all’utile nel 2023

Si parla di “iniziative industriali che, tramite l’avvio di cantieri implementativi già identificati, saranno in grado di creare rapidamente valore, con contenuti rischi di realizzazione e compatibilmente con le caratteristiche dell’attuale modello operativo”.

Il piano è stato sviluppato sulla base di assunzioni ritenute prudenziali dello scenario macroeconomico, ipotizzando in particolare il permanere degli attuali livelli dei tassi di interesse e un Pil nazionale al di sotto del livello precedente all’attuale crisi del Covid-19 per almeno il prossimo triennio. In particolare, gli indirizzi strategici si articolano su tre pilastri: la focalizzazione del modello di business sulla clientela chiave, in linea con le quote di mercato storiche e la graduale uscita da segmenti ad elevato assorbimento di capitale e ridotta redditività; la semplificazione organizzativa e l’avvicinamento del modello operativo al business; il rafforzamento del bilancio ed il continuo focus sulla gestione dei rischi.

Dal punto di vista reddituale, il risultato netto del 2021 è impattato da oneri di ristrutturazione e da rettifiche di valore su crediti legate alla emergenza pandemica, ma con una attività commerciale in linea con quanto osservato nella seconda metà del 2020. Il piano prevede un risultato netto in pareggio nel 2022 e in utile a partire dal 2023.

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