Mps crolla dopo piano al 2030 di integrazione Mediobanca
Stefano Neri
27-02-2026 — 10:57
La banca senese stima un utile netto adjusted di 3,7 miliardi nonché la distribuzione di dividendi cumulata di 16 miliardi. Mancano dettagli sui concambi della fusione per incorporazione di Piazzetta Cuccia

Mps cede bruscamente terreno in Borsa dopo che la banca senese ha svelato il piano al 2030 che prevede la fusione per incorporazione di Mediobanca, ma rimanda i dettagli sui concambi dell’operazione. Il titolo a metà pomeriggio cede il 6%, sui mini di giornata; giù anche le azioni di Piazzetta Cuccia con -5,8%.
Mps, piano per l’integrazione di Mediobanca
Prima dell’apertura il Monte dei Paschi di Siena ha svelato il piano al 2030 che prevede la fusione per incorporazione di Mediobanca. La banca senese stima un utile netto adjusted di 3,7 miliardi a fine piano nonché la distribuzione di dividendi cumulata di 16 miliardi; il ceo Luigi Lovaglio ha precisato in conference che nel 2030 la banca avrà un capitale in eccesso di 3 miliardi. Il margine di intermediazione crescerà da 7,6 a 9,5 miliardi in arco di piano. Sinergie attese a 700 milioni, come già anticipato dal management. Secondo gli analisti di Intermonte un punto dolente è che non vengono forniti target intermedi al 2028.
Per la definizione dei concambi della fusione proseguono invece le attività istruttorie dei due istituti che si prevede possano concludersi il prossimo 10 marzo. Il piano di integrazione “prevede un approccio graduale, con il completamento della fusione e dei principali passaggi societari e di governance atteso entro la fine del 2026”, scrive Mps. “Non è stata fornita alcuna indicazione”, commenta a caldo Equita Sim.
Siena ha messo a punto il piano dopo il successo a sorpresa dell’offertadi Mps su Mediobanca, che ha registrato un tasso di adesione pari all’86,3% ma non ha consentito di delistare il titolo. Pertanto il mercato attende i dettagli di un’opa residuale.
Piano Mps 2030
La nuova Mps prevede una riorganizzazione con l’attività del terzo gruppo bancario del paese, che si articolerà in 5 divisioni.
- Retail & Commercial Banking, “quale principale motore di relazione e di origination, supportato da processi abilitati dall’intelligenza artificiale e da percorsi digitali accelerati; la divisione contribuisce per circa il 29% ai ricavi del Gruppo”.
- Consumer Finance, facendo leva su Compass “come centro di eccellenza scalabile, con ambizioni di crescita internazionale; la divisione contribuisce per circa il 19% ai ricavi del Gruppo”.
- Asset Gathering & Wealth Management, “quale motore di crescita basato sulle commissioni, che integra le competenze di Widiba e Premier; la divisione contribuisce per circa il 21% ai ricavi del Gruppo”.
- Private Banking, “posizionato come un franchise di private investment banking su scala, focalizzata su imprenditori e clientela ad elevato patrimonio; la divisione contribuisce per circa il 9% ai ricavi del Gruppo”.
- Corporate & Investment Banking, “guidato dall’advisory e con una crescente vocazione internazionale, che combina servizi di debt, mercati e commercial banking; la divisione contribuisce per circa il 14% ai ricavi del Gruppo”.
A queste si aggiunge “l’attività di Principal Investing che assicura una generazione di utili diversificata e non correlata, includendo la partecipazione strategica in Assicurazioni Generali; la divisione contribuisce per circa l’8% ai ricavi del Gruppo”.
Mps nel piano precisa che “la tecnologia e la trasformazione digitale rappresentano un ulteriore pilastro fondamentale del Piano: il Gruppo ha definito un’agenda digitale e di intelligenza artificiale unificata, con investimenti IT pari a circa €1 miliardo nel periodo 2026-2030, finalizzati a modernizzare, mettere in sicurezza e scalare le piattaforme e le operazioni del Gruppo”.
Meloni, il Mef uscirà da Mps?
Da segnalare a mo’ di aggiornamento nel pomeriggio le parole della premier Giorgia Meloni, secondo cui “il ruolo del governo è terminato” nella banca senese. Meloni, in un’intervista a Bloomberg, ha affermato che l’esecutivo non sarà coinvolto nella futura governance, né nelle decisioni strategiche. Un commento che potrebbe preludere a una definitiva uscita del Mef, che detiene attualmente circa il 4,863% del capitale, una quota che “chiaramente non ci dà la possibilità di esercitare alcuna influenza sulla governance”, ha spiegato la presidente del Consiglio, aggiungendo che Roma “non parteciperà alla nomina dei nuovi organi amministrativi e di vigilanza”.



