Gio 20 Giugno 2019 — 22:10

La prima della Fed dopo la Brexit



L’analisi di FXCM: previsto uno statement neutrale, occhi puntati comunque su dollaro, S&P 500 e anche oro

Questa sera la Federal Reserve renderà note le decisioni in seno al Federal Open Market Committee circa la politica monetaria attraverso la comunicazione sul corridoio dei tassi di interesse e lo statement accompagnatorio. L’incontro tra i banchieri centrali membri del Board è tanto più significativo se si considera che rappresenta la prima uscita ufficiale da parte dell’istituto centrale dopo il referendum in Gran Bretagna dello scorso 23 giugno, evento ritenuto cruciale da parte di Janet Yellen nell’impostazione della forward guidance sui Fed Funds Rate nell’ambito dei famigerati “external risks” (rischi esogeni, non strettamente riguardanti l’economia americana dunque) più volte menzionati nelle ultime Minute.


Pertanto cosa attendersi questa sera?
In primo luogo è verosimile che non vi sarà alcun annuncio di manovre concrete. In secondo luogo, ed è forse il nodo cruciale, l’eventuale rimando a timing futuri per l’ipotesi di rialzo dei tassi via via sempre differito (si ricorderà come a dicembre venisse ritenuto giugno l’orizzonte temporale ideale per procedere, poi via via allontanato a favore di settembre e poi dicembre): è probabile che nello statement non via sia alcun rimando a timing utili che, se da un lato implicitamente esclude di fatto ritocchi entro quest’anno, dall’altro non fornisce al mercato “scadenze” se non approssimative circa i primi mesi del 2017. In terza istanza, verrà ribadito l’approccio “data dependent” rispolverato e riesumato dall’”era Bernanke” alla luce dei preoccupanti dati sui nuovi posti di lavoro del mese di maggio (pubblicazione di giugno) che avevano evidenziato una clamorosa flessione a 38mila (con attesedi 164) a sua volta poi rivisto a 11mila.

Dunque, come si comprenderà, è atteso un tono piuttosto neutrale e perfino di orientamento hawkish alla luce di una congiuntura che appare favorevole sia sulle variabili economiche che su quelle finanziarie dal punto di vista di Washington: in prima accezione, la”questione cinese” appare piuttosto calma e gli ampi deprezzamenti operati dalla PBOC sullo yuan si sono quanto meno mitigati, il tema Brexit vive ora una fase di relativa stasi e comunque le ripercussioni ad ora sono state tutt’altro che sistemiche. In seconda accezione, va osservato che il riferimento azionario globale rappresentato dall’S&P500 è sui massimi di tutti i tempi, i rendimenti sul decennale americano si sono ulteriormente abbassati, il prezzo del petrolio è mediano rispetto al range di quest’anno e il dollaro si trova in una situazione simile e pertanto senza alcuna esasperazione.

Pertanto potrebbe rivelarsi un evento, quello di questa sera (20 ore italiane) di medio-basso impatto sui prezzi: il mercato appare avere scontato, almeno in parte, aspettative circa il fatto che la Fed non procederà ad alcun rialzo dei tassi (già in dubbio prima) nel 2016 e pertanto non sono attesi storni di grande rilievo per il dollaro americano, se non circoscritti nel breve termine, dollaro il quale potrà rimanere perfino sostenuto nelle settimane a venire fronte di scenari di risk off potenziali da un lato, e da scarsa affidabilità in termini di fondamentali macro sul fronte delle altre aree economiche di riferimento. L’azionario potrebbe sfruttare inizialmente l’occasione per prese di profitto, salvo poi ritornare sostenuto laddove la questione tassi di interesse dovesse (come probabile) essere affrontata in modalità “wait and see” per evidentemente acquistare tempo.

La variabile in grado di sparigliare le carte in tavola sarebbe, come si accennava poc’anzi, un eventuale rimando a orizzonti temporali di intervento tanto più se questi dovessero essere vagheggiati per l’anno corrente. A quel punto la volatilità potrebbe rivelarsi molto sostenuta e condurre a potenziali salti up sul biglietto verde e storni di media significatività sul mercato azionario.

A tal proposito si guarderà ai livelli chiave rispettivamente su FXCM Dow Jones Dollar Index e S&P500. Nel primo caso 12.120 rappresenta la resistenza che potrebbe essere violata su acquisti di biglietto verde a favore (anche in multiday) di approdi a 12.210, mentre la soglia dei 12mila punti è da ritenere quella si supporto strutturale il cui cedimento condurrebbe ad ampi sell off.

Per quanto concerne l’S&P500 le ipotetiche vendite di breve potrebbero arrestarsi in area 2.060, mentre se partissero storni di rilievo tale territorio dovrebbe essere violato a beneficio della fascia 2.130/35. Superamenti dei massimi assoluti di 2.175 non farebbero che rivolgersi alla soglia dei 2.200 punti.


Da menzionare infine l’oro, storicamente sensibile alle dinamiche Fed (ergo dollaro americano)
il quale sembra poter preludere a strappi di volatilità vista la perdurante lateralità che lo ha caratterizzato a cavallo dell’attuale e della scorsa settimana. In tal caso le soglie strategiche sono rappresentate da 1.305, la cui violazione potrebbe condurre a rapide discese verso 1.290 in primo luogo, e 1.340 al rialzo per un progressivo ritorno verso i massimi dell’anno.

[right] *Senior Analyst, FXCM[/right]

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