Dom 24 Marzo 2019 — 20:48

Intesa Sanpaolo, il piano punta anche sulla Cina



Lo ha detto oggi Carlo Messina a Davos. Sulla cessione degli Npl invece scintille con i sindacati

“Vediamo la Cina come paese strategico, rafforzeremo la nostra presenza, è quella la vera opzione di crescita: abbiamo investito molto in Cina e continueremo ad investirci”. Lo ha detto l’Ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, nel corso di un’intervista con la Cnbc americana a margine del World Economic Forum di Davos.

La Cina come è noto rappresenta un mercato potenziale di quasi 1,5 miliardi di abitanti, ma le sue aperture a investimenti finanziari esteri sono state fin qui molto limitate. Tuttavia Intesa Sanpaolo vi ha già effettuato alcune acquisizioni e punta a crescere nel comparto del risparmio gestito. Non è la prima volta che lo stesso Messina ne parla per “fare colpo” sulla stampa estera e potrebbe essere questo https://www.finanzareport.it/Detail_News_Display/News-e-Analisi/intesa-sanpaolo-npl-nel-mirino-del-piano uno dei vari dettagli che stanno emergendo del nuovo piano d’impresa che sarà presentato il prossimo 6 febbraio.

In Cina il gruppo bancario guidato da Messina ha rilevato nell’ultimo anno e mezzo il 15% di Bank of Qingdao, per poi dare vita nella stessa Qingdao alla sua prima società di wealth management nel Paese del Dragone, Yi Tsai 8traduzione di “talento italiano”). Inoltre la controllata Eurizon possiede il 49% di Penghua Fund Management, società che gestisce masse per l’equivalente di circa 80 miliardi di euro.

Proprio ieri sera Intesa Sanpaolo ha fatto sapere che il nuovo piano d’impresa sarà sul tavolo del Cda il prossimo 5 febbraio, nel corso della riunione sui risultati dell’esercizio 2017. Il piano sarà presentato al mercato il giorno successivo. Il 27 aprile, secondo quanto si apprende dalle variazioni al calendario finanziario, si terrà l’assemblea per l’approvazione del bilancio e della proposta di destinazione dell’utile d’esercizio.

Le più recenti anticipazioni del piano hanno segnalato il possibile riassetto del risparmio gestito e delle assicurazioni, nonché il taglio dei costi del personale, che prevede ulteriori 3.500 uscite volontarie rispetto a quanto già noto. Lo stesso Messina ha poi escluso fusioni cross border come quella ipotizzata da Mediobanca Securities tra la stessa Intesa e il Crédit Agricole.

Sul fronte degli Npl inoltre Intesa Sp valuta “opzioni strategiche” nel ramo di attività “di servicing dei crediti deteriorati”, ha comunicato recentemente l’istituto.

Ma negli ultimi giorni c’è da registrare l’altolà dei sindacati e in particolare della Uilca. La sigla sindacale in un duro comunicato ha fatto sapere che si opporrà con fermezza alla cessione da parte di Intesa del recupero crediti e della gestione delle sofferenze a società esterne che non applicano il contratto nazionale del credito (la svedese Intrum Justitia). “Sia chiaro fin da subito che non firmeremo mai accordi in tal senso – ha avvertito il segretario generale Massimo Masi nella nota -. Troviamo che sia un errore madornale, sia sotto il profilo economico che morale, anche solo immaginare di far gestire all‘esterno, ad aziende sconosciute, oltre 300 miliardi di npl del nostro paese che altro non sono che il cuore pulsante dell’economia italiana, comprendendo infatti infrastrutture basilari come immobili, fabbriche ecc. Non possiamo lasciare in mano a sconosciuti le sorti economiche dell‘Italia, anche se le forti pressioni della Bce vanno in quella direzione”.

Messina, nell’intervista odierna, ha detto che la riduzione degli Npl è “una chiara priorità e in Italia lo stiamo facendo”, ma “il problema è assolutamente sotto controllo e nei prossimi due anni il sistema bancario italiano sarà in una posizione simile a quella di altri Paesi“. In ogni caso, ha concluso, un rischio sistemico ora “è completamente fuori discussione in Italia”.

In Borsa il titolo Intesa termina oggi la seduta in rialzo dello 0,06% a 3,12 euro, con il Ftse Mib in ribasso dello 0,22%.

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