Mar 07 Luglio 2020 — 14:40

Intesa Sanpaolo attacca in una lettera i vertici Ubi



Il ceo Massiah e il cda da lui guidato vengono accusati di violare la passivity rule e condizionare i soci. Via libera dall’Ivass all’offerta

intesa ubi ops

Si fa sempre più incandescente la partita dell’Ops di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca. Offerta che dovrebbe scattare a luglio, dopo che è arrivato anche il via libera Ivass (ora si attendono Consob e antitrust) mentre da Intesa Sanpaolo è partita una dura lettera indirizzata al cda e al comitato per il controllo sulla gestione di Ubi e per conoscenza a Bankitalia e Consob.

Intesa Sanpaolo, lettera a Ubi

Nella lettera, i cui contenuti vengono riportati oggi dal quotidiano La Repubblica, la banca guidata dal ceo Carlo Messina intima alla controparte Victor Massiah e a suoi collaboratori di attenersi alla passivity rule, lasciando i soci liberi di valutare se aderire o meno all’offerta pubblica di scambio (Ops) promossa lo scorso 17 febbraio.

Secondo Intesa, contravvenendo al dettato del testo unico della finanza (Tuf, articoli 103 e 104), Massiah (anche in via ufficiosa con alcune istituzioni) e Ubi avrebbero più volte violato la passivity rule, denigrando l’offerta di Intesa e impedendo agli azionisti di scegliere in autonomia.

“Attivismo “di Massiah

“Poiché l’attivismo del vostro manager – si legge nella lettera che Repubblica ha potuto visionare – pare diretto a impedire (o ritardare) la pubblicazione e l’avvio dell’Ops occorre ribadire che sono gli azionisti gli unici soggetti destinatari della stessa e titolari esclusivi del diritto di riceverla, valutarla, di accettarla o rifiutarla”.

L’offerta è stata finora contrastata dai vertici di Ubi, al punto che secondo alcune indiscrezioni si sarebbe tentato nelle scorse settimane di rilanciare una possibile fusione con Banco Bpm. L’Ops è stata più volte definita inadeguata dai soci storici di Ubi (a partire dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e dalla Fondazione Banca del Monte di Lombardia), che complessivamente controllano circa il 30% del capitale.

Braccio di ferro su Ops

“Come appreso da un comunicato stampa il 19 maggio, senza il preventivo assenso dei soci ex art 104 del Tuf – prosegue la lettera – è stato presentato un esposto alla Consob, in cui è stata sostenuta la tesi – fantasiosa – secondo cui la condizione Mac riferita, inter alia, alla pandemia si sarebbe già verificata” e di conseguenza gli effetti dell’Ops sarebbero cessati. Una tesi “capziosa2, perché “basti pensare che il vostro amministratore delegato, in occasione dell’approvazione della trimestrale e delle richieste di chiarimenti da parte di analisti e investitori, nulla ha comunicato sul fatto che Ubi abbia già sofferto o preveda di subire effetti pregiudizievoli in conseguenza al Covid 19. Anzi simili effetti sono stati esclusi”. Ubi su questo punto ha fatto ricorso in Tribunale e un’udienza è in programma il prossimo 24 giugno.

Vie legali

La lettera di Intesa a Ubi contesta anche la “presentazione all’Antitrust di rilievi che, del tutto strumentalmente, sono diretti a sostenere che l’operazione di concertazione di Ubi in Isp avrebbe un impatto anticoncorrenziale”.

Infine Intesa minaccia di adire le vie legali, anche per chiedere il risarcimento danni, a tutti i componenti del cda, del comitato di controllo e dei consiglieri in possesso dei requisiti di indipendenza “per i comportamenti descritti, e in particolare il consenso prestato a iniziative di puro contrasto con l’Ops”.

Ivass dà luce verde

Intanto è arrivato il via libera all’operazione da parte dell’Ivass. Entro 5 giorni si dovrebbe quindi pronunciare la Consob sulla pubblicazione del prospetto informativo dell’offerta.

Il dispositivo dell’Autorità di vigilanza sulle assicurazioni consente il superamento del 40% della Lombarda Vita, del 20% di Aviva Vita e l’acquisizione del controllo di BancassurancePopolari spa in caso di successo dell’Ops.

Sull’attesissimo fronte dell’antitrust, domani si terrà l’audizione generale di tutte le parti coinvolte nel procedimento: Intesa Sanpaolo, Ubi, Unicredit, Bper, Unipol, Fondazione Monte di Lombardia e Cattolica. Secondo quanto scrive il Messaggero, alla luce dei rimedi presentati da Intesa Sp – vendita di 532 filiali a Bper e disponibilità eventuale di salire a 600 attraverso la cessione di 68 sportelli ad altre banche – dovrebbero essere risolti i nodi delle quote dominanti in circa 700 micro territori in tutta Italia.

In Borsa alle ore 10,52 le azioni Intesa Sanpaolo segnano +0,94% a 1,7152 euro, Ubi +0,1% a 2,883 euro.

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