Finanzareport.it | Guerra Iran, petrolio e oro osservati speciali - Finanza Report

Mar 12 Maggio 2026 — 15:27

Guerra Iran, petrolio e oro osservati speciali



A rischio le criptovalute come il Bitcoin. Sull’azionario in evidenza titoli della difesa e petroliferi

petrolio 100 doillari

La guerra in Iran rischia di infiammare le quotazioni del petrolio. E non soltanto quelle. Dopo l’attacco di Israele e Stati Uniti a Teheran, è comunque difficile immaginare che il conflitto divampato in Medio Oriente non abbia un forte impatto sul prezzo del barile. Si guarda in particolare alla riapertura dei mercati finanziari lunedì, ma le quotazioni del greggio sono destinate a mantenere un premio al rischio finché si protrarranno le ostilità. Da seguire inoltre l’impatto sull’oro, in quanto bene rifugio. Fra le valute, l’incertezza dovrebbe supportare il dollaro. A rischio le criptovalute come il Bitcoin. Sull’azionario, in evidenza titoli della difesa e petroliferi.

Iran e petrolio

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che i bombardamenti sull’Iran continueranno per almeno un’altra settimana.

L’Iran, in risposta agli attacchi, ha colpito non solo le città israeliane, ma soprattutto le basi Usa nel Golfo, estendendo così l’impatto della guerra a importanti produttori petroliferi come Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Iraq. La stessa Repubblica islamica è il terzo esportatore Opec.

Giungono invece notizie contrastanti su un blocco dello Stretto di Hormuz, dove si registrano forti rallentamenti nel flusso di petroliere. Inoltre nella giornata di domenica i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno affermato di aver colpito tre petroliere americane e britanniche nella zona.

Oggi l’Opec+ ha concordato un aumento della produzione di 206.000 barili al giorno. Intanto è da escludere che un potenziale aumento della produzione di petrolio e Venezuela possa al momento compensare in qualche modo l’interruzione delle forniture dal Medio Oriente.

Guerra Iran, rischio petrolio a 100 dollari

L’intensità dei combattimenti e la risposta iraniana ai raid sta spingendo gli analisti ad alzare ulteriormente le previsioni sui prezzi del petrolio.

Secondo le ultime stime, in assenza di una de-escalation del conflitto prima di lunedì, i prezzi del petrolio potrebbero schizzare fino a 10 dollari raggiungendo e potenzialmente superando quota 80 dollari sul Brent. Un proseguimento del conflitto nell’ordine di almeno due settimane potrebbe spingere le quotazioni fino a 100 dollari al barile.

In una nota diffusa sabato, dopo l’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti all’Iran, Barclays ha alzato le stime sulle quotazioni del future Brent a 100 dollari, dopo averle già alzate a 80 dollari nella giornata di venerdì. “I mercati petroliferi potrebbero dover affrontare i loro peggiori timori lunedì. Allo stato attuale, pensiamo che il Brent potrebbe raggiungere i 100 dollari, mentre il mercato è alle prese con la minaccia di una potenziale interruzione dell’approvvigionamento, in un contesto di crescente crisi della sicurezza in Medio Oriente”, ha scritto Barclays in una nota.

Il future sul Brent di aprile ha chiuso venerdì sopra 72 dollari dopo un massimo di giornata a 73 dollari al barile.

Iran, lo Stretto di Hormuz è chiuso?

Diverse fonti tra cui Reuters riferiscono di centinaia di navi ammassate all’entrata dello Stretto di Hormuz, dove transita un quinto dei consumi globali di petrolio e gas naturale liquefatto (LNG), a seguito di un blocco ordinato dai Guardiani della Rivoluzione iraniani. Gli stessi armatori avrebbero deciso di fermare le imbarcazioni a scopo cautelativo, mentre gli equipaggi sono in attesa di istruzioni. “Le nostre navi rimarranno ferme per diversi giorni”, ha detto sabato alla Reuters un alto dirigente di un importante ufficio commerciale. Il Financial Times ha invece citato un funzionario iraniano secondo cui lo stretto è aperto alle imbarcazioni civili. Le immagini satellitari dei localizzatori delle petroliere intanto mostrano navi ammassate vicino ai grandi porti, come Fujairah negli Emirati Arabi Uniti, e non transitanti per Hormuz.

Che cos’è lo Stretto di Hormuz

Situato tra l’Oman e l’iran, lo stretto di Hormuz è largo 33 km nel suo punto più stretto, con una rotta di navigazione di appena 3 km in entrambe le direzioni. Lo scorso anno sono transitati in media ogni giorno attraverso lo stretto oltre 20 milioni di barili di greggio, condensato e carburanti. I membri dell’Opec Arabia Saudita, Iran, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq, esportano la maggior parte del loro greggio attraverso lo stretto di Hormuz, principalmente verso l’Asia. Il Qatar, uno dei maggiori esportatori di gas naturale liquefatto al mondo, invia quasi tutto il suo GNL attraverso lo stretto.

Guerra Iran, impatto su oro e altri investimenti

L’escalation militare in Medio Oriente dovrebbe inoltre premiare un bene rifugio come l’oro, già supportato negli ultimi giorni dalle tensioni internazionali sull’Iran. Il prezzo spot è risalito a 5.200 dollari (5.277 la chiusura di venerdì 27 febbraio) e ora potrebbe mettere nel mirino il record registrato a inizio anno di 5.595,46 dollari l’oncia. Da seguire anche gli altri metalli preziosi fra cui l’argento (+6,2% a 93,8431 dollari l’ultimo prezzo di chiusura).

Per quanto riguarda le valute, le situazioni di instabilità portano solitamente a premiare le cosiddette valute rifugio fra cui il dollaro, lo yen e il franco svizzero. A rischio invece le criptovalute come il Bitcoin, dal momento che gli asset digitali si sono mossi negli ultimi mesi in scia agli asset rischiosi. Nel fine settimana il Bitcoin si è mostrato debole a circa 66.500 dollari.

Sul mercato azionario è lecito immaginare spunti su titoli dei costruttori di armi e petroliferi: a Piazza Affari azioni come Leonardo, Fincantieri, Avio, Eni, Saipem, Tenaris. Sono inoltre favoriti i titoli meno esposti al ciclo economico, come le utilities, potenzialmente penalizzate le banche.

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