Lun 22 Aprile 2019 — 13:03

Grecia, accordo è una mannaia sulle pensioni



Per garantire un nuovo prestito ad Atene l’intesa prevede nuovi tagli e privatizzazioni, anche strategiche

I greci sembrano davvero pronti a tutto pur di ricevere dai creditori internazionali la prossima rata dei prestiti promessi, un pacchetto da 7,5 miliardi di euro che urgono entro luglio per pagare debiti in scadenza. E l’accordo raggiunto stanotte fra i negoziatori europei e il governo di Atene prevede, in cambio dei soldi, una nuova sforbiciata alle pensioni e ancor più austerità, oltre a decisivi interventi di liberalizzazione nel settore dell’energia e in particolare delle miniere di carbone.

L’accordo è stato raggiunto dopo estenuanti trattative del governo greco con inviati della Commissione Europea, dell’European Stability Mechanism, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale. Il ministro delle Finanze ellenico Euclid Tsakalotos ha ditto: “Finalmente c’è la fumata bianca, ora la strada è tracciata per gli aiuti”. Sa però che per il suo paese sono in arrivo nuovi sacrifici.

Il tasto più dolente è quello delle pensioni, poiché Atene ha dovuto accettare di ridurre nel 2019 gli assegni di ben il 18%, una vera stangata sugli anziani greci che si aggiunge a quella, più cospicua, già sopportata fra il 2011 e il 2016, quando i tagli avevano raggiunto perfino il 40%. A rendere più difficile sostenere il costo della vita per chi percepirà redditi ancora più bassi, si aggiunge inoltre la drastica diminuzione della soglia massima di reddito non tassabile. Se fino a oggi è di 8636 euro, entro il 2020 verrà diminuita a soli 5681 euro per singoli e 6700 per chi ha coniugi o figli a carico. Ciò, unito al taglio delle pensioni potrebbe davvero rappresentare il classico incudine più martello per molti pensionati greci.

Non solo. Si sono concordate anche nuove liberalizzazioni, come quella del commercio alla domenica, qualcosa che in effetti in Italia già si vede da tempo. E soprattutto l’estesa privatizzazione, in pratica vendita a creditori esteri, di risorse strategiche del paese, nella fattispecie in fatto di energia. L’azienda greca a maggioranza pubblica Public Power Company, che possiede e gestisce miniere di carbone e centrali termoelettriche funzionanti pure a carbone, si preparerà a vendere il 40% della sua proprietà facendo dapprima un test di mercato per sondare possibili investitori, per poi ufficializzare la vendita nel giugno 2018. La PPC è attualmente pubblica per il 51% e ripropone il tema delle ricchezze carbonifere della Grecia, non grandi, ma che evidentemente vengono considerate appetibili dagli stranieri.

In effetti, nel Nord del paese, verso i confini con la Macedonia e la Tracia, si distinguono le miniere di Tolemaida-Florina e di Drama, che racchiudono rispettivamente riserve per 1,8 e 1 miliardo di tonnellate di lignite, fra le maggiori d’Europa. Più a Sud, nel Peloponneso, c’è invece il giacimento di Megalopoli, di poco inferiore. In parallelo, Atene ha acconsentito a mettere in vendita entro la fine del 2017 una quota ampiamente maggioritaria, sul 66%, del suo principale operatore nel campo del gas naturale, come rete di distribuzione, ossia il gruppo DESFA. Il governo del primo ministro Alexis Tsipras sostiene di aver ottenuto in cambio dall’UE dei vantaggi come il “permesso” di ripristinare la contrattazione collettiva per i lavoratori a partire dal settembre 2018 e di stanziare sussidi per l’infanzia, nonché contributi da 1000 euro l’anno per le famiglie più povere, sia in fatto di assistenza nel pagamento degli affitti, sia per le spese mediche.

La contropartita ottenuta da Tsipras sembra molto importante, ma forse avrebbe potuto ottenere qualcosa in più, dato che, in fondo, alla Grecia è già toccato privatizzare pesantemente gli aeroporti e anche i porti del Pireo e Salonicco. Perciò il commissario europeo agli Affari Economici, Pierre Moscovici, ha tutte le ragioni, dal suo punto di vista, a dirsi soddisfatto e commenta: “Ora è giunto il momento che tutti i partner europei trovino una intesa sulla questione del debito greco. Bisogna voltare pagina dopo questo lungo e difficile capitolo di austerità per il popolo greco. Ora dobbiamo scrivere un capitolo di stabilità, crescita e lavoro per la Grecia e per l’intera area euro”. L’accordo infatti diventerà effettivo dopo che verrà approvato dal parlamento di Atene e soprattutto dalla riunione dei ministri delle Finanze dei membri UE, in programma il 22 maggio.

Quanto all’FMI, ribadisce che vuole dalla Grecia risparmi del 2,2 % del Pil per il 2018 e del 3,5 annuo sul triennio 2019-2021. Solo in seguito accondiscenderà all’1,5 % l’anno. Ad aggravare il quadro ci sono anche i dati sulla disoccupazione pubblicati oggi dall’istituto UE di statistica Eurostat, secondo cui, a gennaio 2017, la Grecia restava la peggiore fra tutti i paesi membri sia come tasso di disoccupazione generale, sul 23,5%, sia come tasso giovanile, intendendo la fascia di età fra 15 e 24 anni, con ben 48%. In Italia, per raffronto, la disoccupazione totale e giovanile sono date rispettivamente all’11,7% e 34,1%, mentre le medie per tutta l’area Euro sono su 9,5% e 19,5. Insomma, se guardiamo all’economia nel suo complesso, per quella che oltre duemila anni fa era l’antica Ellade di Pericle non sono ancora vicini i tempi rosei.

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