Gio 21 Marzo 2019 — 11:34

Fxcm: la forza del dollaro sull’agenda Fed



Il recente apprezzamento del biglietto verde è tra i fattori che potrebbero convincere il Fomc a frenare su un imminente rialzo dei tassi

[size=2]Un commento di Davide Marone, analista valutario DailyFX (FXCM), sulla riunione in corso del Fomc.

Questa sera la Federal Reserve comunicherà la propria decisione sui Tassi di Interesse all’interno dello statement di politica monetaria al quale non farà seguito per questo mese la Conferenza Stampa del Governatore Yellen. L’appuntamento è di rilevanza globale anche se tuttavia è ritenuto in qualche modo intermedio e quindi non risolutivo, giungendo in mezzo ai meeting di settembre scorso e del prossimo dicembre.

Quello di un mese e mezzo fa era da tempo ritenuto il primo utile per la comunicazione di eventuali ritocchi ai rates, poi sviliti soprattutto a seguito dello scoppio della bolla cinese di fine agosto. Quello di dicembre riveste in qualche modo il medesimo ruolo, ovvero sia di orizzonte temporale target per restringere l’ultra espansiva politica monetaria. Dunque cosa attenderci dalla pubblicazione di oggi? Il focus resterà naturalmente sul wording del documento ufficiale, in particolare per quanto concerne la ripartizione dei pareri all’interno del Board di recente piuttosto spaccato. In secondo luogo, i numeri che verranno forniti in termini di previsioni: se l’istituto centrale volesse preparare i mercati a rialzi per dicembre, queste potrebbero rivelarsi velatamente ottimiste a fronte di un quadro recente di pubblicazioni in chiaroscuro tra mercato del lavoro stabile ma non migliorato, inflazione appena migliore delle attese e solo nella scorsa release, e aspettative di crescita ancora moderate (il prossimo giovedì ci sarà il dato sul Pil su base trimestrale). In terza istanza, ogni timido accenno al timing di interventismo seppur sia una regola non scritta delle banche centrali quella che prevede meno riferimenti possibili ai tempi.

Aggiungendo un elemento esogeno, sarebbe ingenuo ritenere che la Fed non guardi al valore del dollaro americano in particolare contro l’euro e i recenti movimenti del cambio EurUsd a seguito delle parole di Mario Draghi costituiscono elemento di riflessione per Washington che dunque potrebbe mostrarsi ancora dovish nel wording, evitando di solleticare ulteriori spinte ribassiste sul cambio e quindi sul rafforzamento del dollaro americano.[/size=2]

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