Ven 23 Aprile 2021 — 06:19

Fusione Unicredit-Mediobanca, dossier sul tavolo delle banche d’affari



Secondo la stampa un’operazione “in grado di creare 3 miliardi di valore”. Banco Bpm come alternativa, Mps fuori dai giochi

Andrea Orcel fusione unicredit mediobanca

Una potenziale fusione Unicredit-Mediobanca: potrebbe essere questo il piatto forte della gestione di Andrea Orcel, il nuovo ceo di Piazza Gae Aulenti che si insedierà a valle dell’assemblea di metà aprile.

Fusione Unicredit-Mediobanca: i rumors di stampa

Il dossier sarebbe ora allo studio delle banche d’affari, secondo una ricostruzione pubblicata oggi dal Sole 24 Ore.

L’ipotesi peraltro era contenuta anche in un recente report in cui Deutsche Bank ha rivisto alcune raccomandazioni e target sulle banche italiane.

La possibile fusione Unicredit-Mediobanca, scrive il Sole, avrebbe come “anello di congiunzione” Leonardo Del Vecchio, socio di Mediobanca al 13% e in procinto di salire al 20%, in virtù del via libera ricevuto dalla Bce.

Del Vecchio è inoltre socio di Unicredit all’1,9% (oltre che di Generali con il 5%) e negli ultimi tempi è emersa la sua contrarietà a un matrimonio con Mps.

Viene inoltre ricordato il giudizio sulle strategie di Mediobanca, che secondo l’imprenditore dipenderebbe troppo dai risultati di Generali e Compass e non abbastanza dal suo ruolo di banca di investimenti.

L’operazione “in grado di creare 3 miliardi di valore” sarebbe allo studio di almeno “una grossa banca d’affari americana”. L’altra possibile preda di Unicredit potrebbe essere Banco Bpm, mentre Mps sembra quindi destinata a rimanere fuori dai giochi.

Fusione Unicredit-Mediobanca, le ipotesi degli analisti

La ricostruzione di stampa cita poi le recenti indicazioni di Deutsche Bank. Secondo l’analisi della banca tedesca infatti, l’acquisizione di Mediobanca garantirebbe a Unicredit un flusso di utili stabile, la riconquista di una significativa esposizione al digital banking tramite CheBanca!, e sinergie a livello di ricavi nell’investment banking.

Secondo il broker Mediobanca è particolarmente interessante poiché in termini relativi non è grande ma è molto redditizia. Le dimensioni relativamente ridotte di Mediobanca rispetto a UniCredit e la sua valutazione accessibile,
implicano che il consumo capitale in caso di acquisizione sia piuttosto limitato.

La simulazione di Deutsche Bank vede Unicredit lanciare un’opa su Mediobanca con un premio del 25%, valutandola 11,4 euro per azione che implica un multiplo prezzo/capitale tangibile di 1,2 volte con una componente cash del 25% (2,8 euro per azione) e il restante 75% in azioni (1 azione Unicredit per ogni azione Mediobanca). L’impatto sul Cet1 di Unicredit sarebbe “gestibile” con una diluizione di -20 bps dal 12,8% al 12,6%.

Il matrimonio con Mediobanca comporterebbe una creazione di valore per 3,07 miliardi, le nozze con Banco Bpm per 2,9 miliardi e quelle con Mps per 320 milioni. Esclusa in quest’ultimo caso, come ricorda il giornale, la dote che il Tesoro è pronto a mettere sul tavolo.

Secondo Equita, che interviene sull’argomento, l’integrazione tra Unicredit e Mediobanca può essere “sensata, in quanto darebbe forte impulso allacrescita della divisione Corporate investment banking di Unicredit, oltre a permettere di acquisire quote di mercato rilevanti nel consumer banking attraverso Compass e maggioreesposizione all’asset/wealth management, riducendo la volatilità dei risultati Unicredit”.

In Borsa alle ore 10,14 le azioni Unicredit segnano +2,08% a 9,309 euro, Mediobanca +2,35% a 9,686 euro; Banco Bpm ×4,75% a 2,381 euro; Mps +1,1% a 1,191 euro.

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