Mar 19 Marzo 2019 — 16:42

Focus trimestrali: Eni e Mediobanca



Il colosso petrolifero contrasta la debolezza del greggio con efficienze e una possibile cessione miliardaria. Per Piazzetta Cuccia si guarda soprattutto al piano

Fari puntati sui conti. È infatti iniziata una nuova stagione di trimestrali d’oro, e di stagno, anche a Piazza Affari. E, come da tradizione, è bene tenere sotto mano il calendario con i principali dati attesi tra le blue chip italiane, per poter cogliere al volo eventuali sorprese in positivo o in negativo. I dati di bilancio, ma soprattutto le previsioni sull’anno e le dichiarazioni che, generalmente, sono rilasciate a margine delle trimestrali, saranno i principali “trigger” alla base dei movimenti dei titoli nei prossimi giorni. Cominciamo da Mediobanca ed Eni.

Mediobanca – Piazzetta Cuccia alzerà il velo sui dati relativi al primo trimestre del nuovo esercizio fiscale il prossimo 27 ottobre, ma l’attenzione del mercato, più che sui numeri, è sul piano industriale che sarà presentato il prossimo 22 novembre e potrebbe vedere una ulteriore concentrazione del gruppo sul fronte della gestione patrimoniale. Da anni la banca d’affari cerca di scrollarsi di dosso l’immagine e il peso della storia che faceva del gruppo il fulcro dei cosiddetti salotti buoni della finanza italiana, appesantendone tuttavia la struttura finanziaria con numerose partecipazioni non strategiche al business e penalizzando le valutazioni della società da parte del mercato. A novembre il mercato cercherà di capire se la nuova Mediobanca sarà anche redditizia e riuscirà a crescere in uno scenario di mercato non certo semplice dominato dai tassi rasoterra e dalla concorrenza sempre più agguerrita. Ma qualche indicazioni potrebbe già emergere con la trimestrale. È bene quindi fare attenzione.
Per quanto riguarda le attese di consenso, gli analisti prevedono un utile netto sull’intero esercizio di 600 milioni e un dividendo di 0,3 euro.

Eni – Il colosso petrolifero approverà i dati trimestrali il prossimo 27 ottobre, il comunicato stampa e la presentazione sono tuttavia attesi il giorno dopo. L’attenzione è elevata: occorre comprendere come la società pensa di affrontare il saliscendi dell’oro nero che, dai minimi di febbraio sotto i 30 dollari a barile è risalito a quota 50. Complessivamente, nel trimestre, il Brent si è attestato su una media di 45,9 dollari a barile, in leggero calo rispetto ai 50,5 dollari del terzo trimestre 2015. Tuttavia le efficienze e le buone notizie sul fronte della produzione potrebbero dare sollievo ai conti del Cane a sei zampe. Attenzione infine alle eventuali novità che potrebbero emergere sulla vendita di G&P, divisione attiva nel gas, che potrebbe valere 3 miliardi di euro e a che, secondo indiscrezioni di stampa, sarebbe già stata messa nel mirino di Edison, Cvc, Bain capital e Warburg Pincus. Gli analisti sono divisi sulle prospettive del colosso petrolifero italiano: per Goldman Sachs è buy a 14,7 euro grazie “a volumi più elevati, costi in calo e prezzi del greggio in ripresa”. Di diverso avviso Exane Bnp per cui Eni è sell con un target a 12,5 euro. In ogni caso, per il trimestre il consenso degli analisti si attende 13,6 miliardi di ricavi (da 18,8) e un utile operativo adjusted di 290 milioni.

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