Eni corre in Borsa, code ai distributori per tetto al prezzo
Redazione FR
28-09-2026 — 16:42
Gli analisti stimano un impatto sostanzialmente limitato dallo sconto applicato sui carburanti. Inoltre la società guidata da Claudio Descalzi vede allontanarsi l’ipotesi di una tassa sugli extraprofitti

Eni corre oggi in Borsa nonostante la scelta di tagliare i prezzi di benzina e diesel rispettivamente a 2,19 euro e 1,99 euro al litro, per effetto di un price cap. Una strada seguita in parte anche da Ip. Gli automobilisti si mettono in fila ai distributori.
Eni: tetto al prezzo non frena il titolo in Borsa, code ai distributori
A metà pomeriggio le azioni Eni mettono a segno un rialzo di circa il 3%, beneficiando anche di un rimbalzo delle quotazioni del petrolio, con il Brent sopra 106 dollari al barile (+2%). Il titolo del Cane a sei zampe non risente come detto della decisione di applicare un tetto al prezzo dei carburanti per venire incontro agli automobilisti tartassati dai recenti rincari che hanno colpito in particolare il gasolio, ma anche la benzina. Il gruppo, partecipato dal Tesoro, ha ricevuto il plauso del governo.
Gli analisti stimano un impatto sostanzialmente limitato dallo sconto applicato da Eni sui carburanti. Inoltre la società guidata da Claudio Descalzi grazie al gesto di buona volontà vede allontanarsi l’ipotesi di una tassa sugli extraprofitti da parte dell’esecutivo. Intanto i distributori Eni nelle stazioni di servizio Enilive sono stati presi d’assalto fin dalle prime ore del mattino, da nord a sud.
Impatto price cap
Il tetto Eni al prezzo di benzina e diesel ha una durata iniziale di 30 giorni con possibile estensione fino alla fine dell’anno. Gli analisti di Equita stimano “un impatto economico negativo per Eni nell’ordine di 85-100 milioni per un mese di applicazione, sulla base delle vendite carburanti in Italia nel quarto trimestre del 2025, pari a circa 1,4 milioni di tonnellate”, mentre in caso di estensione all’intero quarto trimestre, “l’impatto potrebbe salire a circa 250-300 milioni”, secondo il broker. “Considerando che le nostre stime 2026 mark-to-market di utile netto salirebbero a circa 10 miliardi pre-effetto price cap, rispetto a un consensus di circa 8 miliardi, l’eventuale costo trimestrale sarebbe pari a circa il 3% dell’utile mark-to-market”.
Pertanto secondo Equita la notizia è “leggermente negativa sul piano economico, ma moderatamente positiva in ottica regolatoria/politica: il costo volontario per Eni appare significativo ma gestibile, e probabilmente meno penalizzante rispetto all’ipotesi di una tassazione sugli extraprofitti”. Da questo punto di vista l’iniziativa “può contribuire ad allontanare il rischio di interventi fiscali straordinari, mantenendo al tempo stesso il messaggio di supporto al Paese in una fase di prezzi carburanti molto elevati”. Da monitorare invece “il profilo antitrust/concorrenziale, soprattutto qualora il price cap fosse esteso nel tempo o generasse pressione sui competitor con minore integrazione lungo la filiera. Tuttavia, trattandosi di un’iniziativa unilaterale, temporanea e legata a una fase eccezionale di tensione sui prezzi, il rischio ci appare al momento limitato e più riconducibile a un tema di monitoraggio regolatorio che a una criticità immediata”.



