Ven 13 Dicembre 2019 — 12:44

Elliott mette sul mercato il Credito Fondiario: vale fino a 500 milioni



Sul tavolo diverse opzioni per la valorizzazione. In corsa Blackrock, Apollo e Bain Capital. Possibili ripercussioni per le partnership avviate con Carige e Banco Bpm

elliott credito fondiario paul singer

Elliott apre il cantiere per la valorizzazione del Credito Fondiario (ex Fonspa), che potrebbe passare da una cessione o da una fusione, mentre non viene esclusa nemmeno l’Ipo. Lo riferiscono fonti di stampa. Il fondo attivista guidato da Paul Singer (foto) proprietario fra l’altro del Milan e titolare di una quota in Telecom (Tim) dove esprime la maggioranza del cda, potrebbe quindi rivedere le sue strategie sul mercato italiano, con un potenziale deal che accende i riflettori sul risiko dei servicer di Npl (45 miliardi quelli gestiti da Credito Fondiario).

In particolare, per l’istituto romano di cui Elliott ha acquisito il controllo (con oltre l’80%) nel corso del 2018, a colpi di aumento di capitale, potrebbero farsi avanti Blackrock e Apollo, secondo quanto ipotizza il Messaggero, mentre il Sole 24 Ore riferisce di un interesse concreto da parte di Bain Capital.

Elliott valorizza il Credito Fondiario (ex Fonspa): vale fino a 500 milioni

Domani, martedì 23 luglio, il cda del Credito Fondiario dovrebbe avviare il processo con la nomina degli advisor, aggiunge il Messaggero. L’ex Fonspa dovrebbe avvalersi della consulenza di Goldman Sachs e Deutsche Bank, ipotesi peraltro confermata anche dal Sole.

La banca potrebbe essere valutata 400-500 milioni.

La decisione di esaminare la vendita o fusione, scrive ancora il Messaggero, nasce dall’incertezza delle regole del mercato dei crediti deteriorati, che non consente di stabilizzare l’assetto patrimoniale, anche perché la Bce potrebbe rivedere il calendar provisioning, cioè la tabella di marcia delle svalutazioni crescenti da fare sui crediti deteriorati.

Credito Fondiario: le partnership con Carige e Banco Bpm e le possibili ricadute

Attivissimo sul mercato degli Npl, il Credito Fondiario ha partecipato fra l’altro alla maxi-operazione da 26 miliardi di Npl di Mps in fase di ricapitalizzazione precauzionale, facendo da servicer di Atlante. L’anno scorso poi ha rilevato la piattaforma di gestione di Carige (e resta in corsa per una fetta di Npl della banca ligure, in virtù di un’opzione che dovrebbe essere fatta valere in occasione dell’imminente salvataggio).

Infine la maxi operazione con cui Credito Fondiario (70%) e Banco Bpm (30%) hanno dato vita alla joint venture Cf Liberty servicing, piattaforma cui è stato affidato un portafoglio di 7,5 miliardi di crediti in sofferenza e flussi dell’80% di nuovi Npl generati dall’istituto di Piazza Meda ogni anno, sulla base di un contratto di durata decennale.

Il cambio di controllo potrebbe tuttavia avere ripercussioni (il Messaggero parla di un “effetto-carambola”) poiché l’eventuale acquirente potrebbe rimettere in discussione gli accordi. Fra l’altro, al termine di un fitto negoziato con i sindacati bancari, 140 dipendenti di Cf Liberty servicing hanno ottenuto una clausola per cui hanno diritto a rientrare in Banco Bpm.

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