Dom 17 Febbraio 2019 — 15:49

Elezioni Usa: e se vincesse Donald Trump?



Secondo uno studio di Axa IM la crescita del Pil e il dollaro si rafforzerebbero, con una stretta monetaria più decisa da parte della Federal Reserve

“Una differenza macroeconomica
fondamentale nel caso in cui vincesse
Trump anziché la Clinton riguarda le
prospettive cicliche a breve termine,
con uno stimolo fiscale più consistente
nel caso di una presidenza Trump.

Implicherebbe una crescita del PIL più
robusta, una stretta monetaria più
decisa da parte della Federal Reserve,
un dollaro più forte e rendimenti dei
Treasury decennali più alti”. Lo scrivono gli strategist di Axa Im in uno studio sulle prossime elezioni americane, in cui si delineano tre possibili scenari.

Infatti, in un secondo scenario, “se Donald Trump concretizzasse
tutte le sue proposte, lo scenario nel
2018-2019 sarebbe più negativo.

Cambierebbe infatti la politica
economica negli Stati Uniti, con una
Federal Reserve maggiormente basata
sulle regole e una politica commerciale
più protezionista. Questo approccio
potrebbe provocare ritorsioni in alcune
regioni del mondo, soprattutto in Cina,
facendo deragliare la ripresa globale”.

Quanto alla candidata democratica,
“storicamente le elezioni presidenziali
negli Stati Uniti hanno avuto un impatto
limitato sui mercati finanziari. È quanto
avverrebbe nel caso in cui vincesse
Hillary Clinton”.


Per discutere le implicazioni economiche e valutare il
possibile impatto sui mercati finanziari, Axa Im ha preso in
considerazione i seguenti tre diversi scenari:
.

1. Hillary Clinton vince la corsa presidenziale, ma la
Camera dei Rappresentanti resta a maggioranza
repubblicana.

2. Donald Trump diventa presidente. Per incrementare
le sue chance legislative, Trump adotta la proposta
economica dei Repubblicani ma continua con la sua
politica elettorale poco ortodossa.

3. Donald Trump vince e adotta tutti i provvedimenti
promossi in campagna elettorale. Tra l’altro, impone
dazi doganali al Messico e alla Cina, mette in dubbio
la NAFTA, espelle gli immigrati non autorizzati (11
milioni secondo le recenti stime) e costruisce un
muro sul confine col Messico.

“Inizialmente, avevamo delineato gli scenari 2 e 3 nel
presupposto che il Congresso fosse diviso.
Presupponiamo invece che una vittoria di Trump
corrisponda a una vittoria anche dei Repubblicani che
mantengono la maggioranza in entrambe le camere del
Congresso. La presidenza Trump avrebbe un impatto
concreto maggiore.

Lo scenario di una vittoria della Clinton delinea solo un
impatto modesto sulle prospettive e sulla politica
economica. Le proposte della Clinton nel campo delle
infrastrutture farebbero salire il PIL moderatamente, ma
non impedirebbero la decelerazione prevista dal 2018.
Presupponiamo un piano per circa 1,25-1,5% del PIL,
con un moltiplicatore fiscale di 0,8, che farebbe salire la crescita dal 2018. Di conseguenza, una vittoria della
Clinton probabilmente è in linea con l’esperienza del
passato e avrebbe un impatto contenuto sui mercati
finanziari”.

L’impatto, si legge nello studio, sarebbe invece più consistente nel caso di una
vittoria di Trump.
“Nel caso in cui Trump debba rispettare
l’ortodossia repubblicana, il piano di incentivi per le
aziende farebbe salire il PIL nei prossimi tre anni e
probabilmente accelererebbe la stretta monetaria da
parte della Federal Reserve. Presupponiamo incentivi
per 400 miliardi di dollari con un moltiplicatore fiscale di
0,6 circa. Questa accelerazione farebbe dunque
aumentare la crescita di oltre 1 punto percentuale,
ridurrebbe la disoccupazione e farebbe salire i salari,
alimentando i consumi privati. Seguiamo la regola di
Taylor standard per delineare un modello delle reazioni
di politica monetaria in tale contesto, in linea con una
Federal Reserve più basata sulle regole”.

“Nello scenario di una vittoria totale di Trump in cui può
agire come desidera,
non solo vengono adottati incentivi
fiscali per le imprese ma vengono imposti anche i dazi
doganali e vengono espulsi gli immigrati senza permesso
di soggiorno. Se saranno adottate queste politiche
estremiste, le prospettive per l’economia appaiono più
incerte. Tuttavia, crediamo che lo stimolo nei confronti
della domanda e i danni all’offerta negli Stati Uniti
potrebbero avere un impatto rilevante. Ipotizziamo un
calo del 20% per un quarto delle esportazioni americane,
uno shock negativo contenuto dal calo delle importazioni.
Presupponiamo che l’inflazione salga molto in tale
scenario, trainata dall’aumento iniziale della domanda e
dalla contrazione dell’offerta che restringerebbero il
divario produttivo, ma con conseguenze importanti
dall’imposizione dei dazi doganali sui beni importati negli
Stati Uniti. Prevediamo una stretta monetaria da parte
della Federal Reserve come reazione alle nuove
prospettive inflazionistiche”.

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