Mer 23 Gennaio 2019 — 18:48

E la Germania “salva” la sua banca



Iniezione da 10 miliardi in Hsh Nordbank, controllata da due Laender, mentre Mps soffre: due pesi e due misure?

Ormai si sa, l’Europa ha più pesi e più misure. E così mentre Roma cerca una soluzione per risolverlo lo stallo su Mps alle prese con un piano di patrimonializzazione e da 5 miliardi di euro di difficile quadratura, la Germania immette complessivamente 10 miliardi in Hsh Nordbank, istituto controllato all’85% dai Laender Amburgo e Schleswig, per evitarne il collasso.

La Germania, dall’inizio della crisi, ha versato 250 miliardi nelle casse delle proprie banche… e continua a farlo.

Certo, a voler essere precisi, l’operazione di salvataggio di Hsh Nordbank è precedente alla direttiva europea sulla risoluzione delle crisi bancarie. Berlino infatti aveva ottenuto dalla Commissione europea di poter apportare una garanzia pubblica alla ricapitalizzazione della banca fino 10 miliardi nel 2013. Finora Hsh Nordbank ne ha utilizzato 1,9 miliardi, ma Stefan Ermisch, a.d. della banca ha dichiarato che, per ripianare le perdite connesse allo shipping (settore navale), occorrerà fare ricorso al resto.

Se è vero che l’assenso della Commissione è relativo al 2013, ovvero in un periodo precedente all’operatività della regolamentazione sul bail in, è anche vero che Hsh Nordbank ha avuto a disposizione un periodo di tre anni per poter preparare un piano di rientro da presentare alla Commissione per ottenere l’ok definitivo. Senza considerare che la crisi del settore navale, per quanto già presente nel 2013, si è aggravata solo lo scorso agosto quando Hanjin Shipping ha portato i libri in tribunale.

Insomma, mentre l’Italia non ha modo di sfuggire all’applicazione del burden sharing o della più severa normativa sul bail in, la Germania continua a salvare le sue attività creditizie. Roma comunque, per quanto si stia preparando a un intervento pubblico con i venti miliardi di scudo previsti dal decreto banche, continua a sperare che il salvataggio di Mps si risolva attraverso il mercato.

L’operazione di conversione dei bond subordinati e il contestuale aumento di capitale sono in corso. Secondo quanto trapelato, oltre al miliardo raccolto con la prima finestra aperta sulla conversione dei bond subordinati, ieri sarebbero stati apportati altri 200 milioni circa. Mps spera di raggiungere quota 1,8 miliardi per poi semplificare le operazioni di ricapitalizzazione per la quota necessaria a raggiungere complessivamente i 5 miliardi previsti. Il tempo stringe. La conversione termina domani e costituirà un passaggio fondamentale per capire se andare avanti o fermarsi e lasciare al Governo l’incarico di salvare la terza banca per asset in Italia. Mps intanto traccheggia sulla parità a 18,4 euro (-0,2%), pari a una capitalizzazione di mercato di 544 milioni.

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