Ven 20 Settembre 2019 — 06:10

Deutsche Bank trema per crisi cinese Hna



Il maggior azionista della banca tedesca ha annunciato una massiccia vendita dei suoi asset nel mondo per recuperare liquidità e far fronte a grossi debiti in scadenza

Dopo le multe in America e i dubbi sui risultati, ritenuti insoddisfacenti, ottenuti dal suo amministratore delegato, l’inglese John Cryan, per la tedesca Deutsche Bank sorge all’orizzonte una nuova grana, ossia la crisi del suo maggior azionista, il colosso cinese Hna , talmente indebitato da annunciare la prossima vendita di moltissimi suoi asset internazionali per recuperare liquidità. Anche sulla banca tedesca incombono potenziali ripercussioni, poiché Hna nei primi mesi del 2017 aveva attuato una rapida scalata fino a sfiorare il 10% del pacchetto Deutsche Bank, il che lo rende il maggior investitore nell’istituto tedesco.

A febbraio 2017 Hna aveva il 3,04% di Deutsche, a marzo era già salito al 4,76%, finchè il 3 maggio 2017 la stessa Deutsche Bank aveva annunciato che il gruppo cinese era arrivato a detenere il 9,92% delle azioni, quota che conserva tutt’oggi e su cui, a questo punto, ci si potrebbe domandare: “Fino a quando?”. Infatti Hna, dopo anni di scorribande nel mondo in svariate acquisizioni, spendendo 50 miliardi di dollari nei soli ultimi due anni, ha accumulato coi suoi creditori un debito di circa 185 miliardi di yuan, suppergiù 28 miliardi di dollari, che scadrà a giugno. Per farvi fronte e rastrellare liquidi, il gruppo fondato dal cinese Chen Feng, che dalle compagnie aeree si è espanso nel settore degli alberghi di lusso, ha annunciato nelle ultime ore che venderà nella prima metà del 2018 circa 100 miliardi di yuan, ovvero 16 miliardi di dollari, di quote e proprietà detenute in tutto il mondo. Nel primo trimestre di quest’anno dovrebbero essere venduti 20 miliardi di yuan di assetti, mentre la maggior parte, per circa 80 miliardi di yuan, di tali operazioni dovrebbero essere attuate nel secondo trimestre.

Il rischio bancarotta per Hna non è una novità. Peraltro, poco più di una settimana fa, il 24 gennaio, lo stesso gruppo cinese aveva fatto sapere di aver ricevuto sostegno da banche svizzere, in particolare UBS e Credit Suisse, che gli avrebbero rilasciato un “attestato di conformità”. Negli stessi giorni, anche l’americana JP Morgan e la giapponese Nomura non avevano espresso riserve sul lavorare con Hna. Un altro istituto statunitense, invece, Bank of America Merill Lynch, aveva scelto di troncare ogni attività col colosso cinese, intimorita dalla incertezza della sua situazione finanziaria.

Tutto ciò comprensibilmente può preoccupare Deutsche Bank, al timore di vedersene andare, del tutto o in parte, il detentore del 10% delle azioni. E il tutto in un momento delicato per DB, il cui vice amministratore delegato Marcus Schenck è dovuto intervenire in gennaio per affermare che “Siamo pronti per il consolidamento . Abbiamo risolto quasi tutti i nostri problemi del passato e siamo oggi meglio posizionati rispetto al passato”. Cercava di fugare i dubbi relativi al fatto che la banca tedesca, nonostante le ristrutturazioni e l’aumento di capitale da 8 miliardi di euro, ha visto nell’ultimo trimestre del 2017 i ricavi da reddito fisso e trading inferiori del 22% rispetto all’ultimo trimestre 2016. Ciò ha indotto la stampa tedesca, e anche molti azionisti, a criticare l’operato dell’ad Cryan, chiedendosi se non sia meglio farlo ritirare prima della scadenza del suo mandato, prevista nel 2020.

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