Mer 30 Settembre 2020 — 17:10

Carige: via all’aumento, ma potrebbe non tornare in Borsa



La Consob approva il prospetto lanciando un avvertimento sui problemi relativi al flottante che rischiano di impedire la riammissione agli scambi. Amco acquista i crediti deteriorati

carige apollo

Carige avvia l’aumento di capitale. L’operazione parte oggi dopo che la Consob ha approvato nella notte il prospetto, pur lanciando duri avvertimenti destinati in particolare ai piccoli azionisti. Uno di questi conferma i problemi relativi al flottante che potrebbero impedire la riammissione delle azioni Carige in Borsa.

Carige, aumento al via con incognita Borsa

Nell’ambito dell’aumento di capitale da 700 milioni, parte del rafforzamento di Carige assieme al bond da 200 milioni e alla cessione di crediti deteriorati ad Amco (vedi più sotto), l’offerta agli azionisti ha avuto inizio dalle ore 9 di oggi 4 dicembre 2019 e terminerà alle ore 14 del 13 dicembre 2019, con data di regolamento prevista il giorno 20 dicembre 2019.

Tuttavia, su richiesta della Consob, Carige ha reso note contestualmente diverse informazioni “in risposta agli specifici punti richiamati dall’Autorità di Vigilanza”.

Nodo flottante

Fra queste appunto il nodo della riammissione su Borsa Italiana. Le azioni della banca, sospese dalle contrattazioni alla Borsa di Milano dal 2 gennaio, “non saranno riammesse alle negoziazioni laddove il flottante dovesse risultare inferiore al 10%, soglia definita da Borsa Italiana spa necessaria ai fini della riammissione alle negoziazioni”, spiega Carige.

Se infatti i vecchi azionisti dovessero disertare l’aumento di capitale, il controllo da parte del Fondo interbancario (Fitd) e di Cassa Centrale Banca (Ccb) sarebbe schiacciante, riducendo appunto il flottante sotto il 10% e facendo scattare l’altolà di Borsa Italiana.

Diversamente, il ritorno alle negoziazioni potrebbe avvenire ai primi di febbraio, in base al calendario che dovrebbe vedere svolgersi a fine gennaio l’assemblea sulla nuova governance.

Perdita 2019 a 783 milioni, “rischio continuità aziendale”

Carige, viene poi spiegato fra le altre informazioni, nel 2019 registrerà una perdita di 783 milioni, leggermente superiore a quella prevista dal piano, ovvero 779 milioni.

Il quarto trimestre infatti secondo i commissari “risentirà degli effetti sulle spese per il personale delle azioni volte alla riduzione degli organici”.

Non manca un riferimento al fatto che “la realizzazione del rafforzamento patrimoniale costituisce condizione necessaria ma non sufficiente ai fini della prospettiva della continuità aziendale”.

I soci risparmio impugnano

Carige poi conferma, dopo le notizie emerse nella serata di ieri, che il 2 dicembre è stato notificato alla banca un atto di citazione da parte del rappresentante comune degli azionisti di risparmio, avente ad oggetto l’impugnazione delle delibere assunte dall’assemblea straordinaria del 20 settembre.

In relazione ad esso, segnala, potrebbe essere presentata un’eventuale richiesta di sospensione degli effetti della delibera di aumento di capitale che potrebbe impedire il perfezionamento della manovra di rafforzamento patrimoniale entro il 31 dicembre 2019.

Gli Npl di Carige passano ad Amco (Tesoro)

Si concretizza intanto l’operazione di Amco (ex Sga, controllata al 100% dal Tesoro) sui crediti deteriorati di Carige.

L’acquisto pro-soluto da parte di Amco è di un portafoglio di crediti deteriorati per un valore lordo di bilancio (Gbv) di circa 2,8 miliardi composto per circa il 60% da posizioni classificate come unlikely to pay (Utp), inclusi alcuni rilevanti single name, e per la parte rimanente da sofferenze.

Il prezzo complessivo dell’operazione sui crediti deteriorati  è di circa un miliardo.

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