Dom 21 Luglio 2019 — 11:59

Carige, si allontana il salvataggio di Stato con ricapitalizzazione precauzionale



L’ipotesi principale resta quella di un intervento misto che poggia sul Fitd. Proseguono i negoziati con le banche. Bper pronta a rilevarla ma come Intesa per le venete

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Per Banca Carige, al centro in questi giorni di un fitto negoziato tra banche e azionisti, si allontana il salvataggio di Stato con ricapitalizzazione precauzionale. E’ quanto emerge da diverse indiscrezioni provenienti dal tavolo delle trattative, che vedono il Fondo interbancario (Fitd) assoluto protagonista.

Carige, le banche trattano il salvataggio

Come emerso nei giorni scorsi, l’offerta di Apollo anche se è stata migliorata potrebbe non fare breccia negli interlocutori, in primis le banche del Fitd, facendo tramontare la soluzione di mercato cara ai commissari Lener, Innocenzi e Modiano.

Ma resta comunque l’ipotesi di un intervento misto che poggia sul Fitd, pronto a intervenire tramite lo Schema volontario (che convertirebbe il bond subordinato per 313 milioni) e lo stesso Fondo obbligatorio, che dispone di cassa fino a 1,5 miliardi e potrebbe mettere sul piatto 200 milioni.

Questo nell’ambito di una ricapitalizzazione ora stimata fino a 800 milioni in cui anche gli attuali azionisti, a partire da Malacalza, farebbero la loro parte. Il ruolo dello Stato sarebbe incarnato dalla possibile partecipazione di istituti come il Mediocredito Centrale o il Credito Sportivo (anche se per quest’ultimo ci sono problemi legati allo statuto).

Tramonta la ricapitalizzazione precauzionale?

La Bce a fine giugno ha concesso una proroga di 1 mese, ma i primi dettagli dell’operazione potrebbero emergere già entro metà luglio.

Uno schema come quello descritto sopra permetterebbe di evitare la ricapitalizzazione precauzionale in stile Mps per Banca Carige, un meccanismo che peraltro dovrebbe prima ottenere il via libera della Ue. Ancor più deleteria per gli azionisti è l’ipotesi di una liquidazione in stile invece banche venete, che comporterebbe l’azzeramento dei soci.

Bper: per Carige evoca modello banche venete

Quanto alla posizione di Bper, l’ad Alessandro Vandelli a margine dell’assemblea della banca modenese ha ammesso che valuterebbe l’acquisizione di Carige, ma a patto che l’operazione non abbia impatti sul capitale, come fu fatto per il salvataggio delle banche venete da parte di Intesa Sanpaolo, che pagò gli asset in bonis la cifra simbolica di 1 euro.

Ieri Carlo Cimbri, numero uno di Unipol che è il socio forte di Bper con circa il 20% del capitale, aveva detto che “non è il momento” per un’acquisizione di Carige.

“Quello che fu fatto sulle banche venete rese neutrale sotto il profilo patrimoniale l’operazione per il soggetto che le ha acquisite”, ha detto oggi Vandelli, ricordando che quell’operazione fu fatta con “emissioni di cassa da parte dello Stato”. Pertanto secondo Vandelli “si può guardare ma con queste condizioni”.

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