Ven 19 Aprile 2019 — 06:57

Carige, prosegue crollo in Borsa



Per il titolo della banca ligure non si arresta il calo a Piazza Affari. Carige rimane sempre nel mirino del mercato e delle autorità di vigilanza nonostante l’esito comunque positivo dell’aumento di capitale

(Aggiornato dopo la chiusura di Borsa) – Non si arresta la discesa del titolo Banca Carige a Piazza Affari. Le azioni della banca ligure perdono oggi nel finale il 6,82% a 0,008 euro, un valore di molto inferiore al centesimo di euro fissato per l’emissione delle azioni rivenienti dall’aumento di capitale da poco concluso.

Sui corsi azionari si fanno sentire sia la delusione del mercato per la mancata salita della famiglia Malacalza al 28% del capitale sia la persistente incertezza che aleggia sul settore bancario italiano.

La famiglia di origini piacentine si è fermata a poco più del 22% del capitale nonostante l’autorizzazione della Bce a salire fino al 28%. I Malacalza hanno precisato come il loro fosse un diritto non certo un obbligo a incrementare la partecipazione ma il mercato si aspettava comunque un impegno più consistente e il titolo ne ha pagato le conseguenze complici peraltro anche gli interventi di fondi speculativi come suggerito dall’andamento degli acquisti e delle vendite dei diritti.

L’aumento di capitale, tra garanzie e altri impegni, è comunque andato in porto ma il mercato non sembra accontentarsi. Del resto il 2018, anche sulla base di quanto avvenuto negli ultimi mesi, si prospetta come un anno ancora pieno di incertezze per il comparto bancario italiano alle prese non solo con gli effetti delle imminenti elezioni politiche ma anche con i tanti nodi ancora irrisolti, a partire dal macigno degli Npl. Il 2017 è stato l’anno della crisi bancaria con la soluzione di numerosi casi scottanti come Mps, le due popolari venete Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza e le casse di risparmio di Cesena, Rimini, San Miniato e Ferrara.

La crisi non è però ancora finita. Altri casi sono da risolvere. Tra questi figura, per esempio, il Creval, ma sfortunatamente non è l’unico. Il Messaggero ha redatto un elenco ben dettagliato che parte sempre da Carige, ancora nei radar delle autorità di vigilanza per questioni di governance, e passa per l’appunto dal Credito Valtellinese per arrivare a Popolare di Bari e Unipol Banca fino a istituti meno noti al grande pubblico: Banca Popolare di Valconca, Cassa di Risparmio di Volterra, Banca del Fucino e “qualche decina di bcc”.

Se per Carige il problema nasce dall’influenza dei Malacalza e dalle continue divergenze con i vertici aziendali, per il Creval le possibili difficoltà di portare a termine un mega aumento di capitale da 700 milioni di euro entro due mesi hanno fatto alzare l’attenzione della Banca d’Italia. Per la Popolare di Bari il problema è rappresentato dalla trasformazione in Spa con il grande ostacolo del diritto di recesso, mentre Unipol Banca paga il peso di 3 miliardi di Npl sul proprio patrimonio. Sulle altre pende la spada di Damocle di eventuali richieste di ricapitalizzazione non sostenibili dagli attuali soci di maggioranza. Per le Bcc, invece, c’è sempre il nodo delle modalità di passaggio ai nuovi poli di aggregazione creati da Iccrea e Cassa Centrale Banca.

carige news 18-04-2019 — 09:54

Carige, piano di Blackrock lacrime e sangue

La taglia dell’aumento di capitale destinata a salire ad almeno 700 milioni, indiscrezioni sul taglio massiccio di filiali ed esuberi. Una call del gestore Usa sulla quota del Fitd

continua la lettura