Mer 21 Agosto 2019 — 18:53

Carige: Malacalza e Mincione alla conta in vista dell’assemblea



La banca ligure si appresta a passare un’estate di fuoco con due schieramenti contrapposti pronti a darsi battaglia

Gli schieramenti iniziano a muoversi per preparare la battaglia su Carige. E’ ormai noto da tempo come siano due i fronti contrapposti. Da una parte il finanziere Raffaele Mincione, titolare del 5,43% ma in predicato di salire al 10%, e dall’altra l’imprenditore Vittorio Malacalza, che ha in mano il 21% circa ed è stato autorizzato dalla Bce ad arrivare fino a quasi il 30%.

Entrambi hanno assunto posizioni fortemente divergenti sul destino della banca ligure ma gli ultimi sviluppi hanno fatto emergere quantomeno un punto in comune. Mincione punta da tempo a ottenere un ricambio totale del consiglio di amministrazione, mentre Malacalza ha deciso solo poche ore fa di avanzare un’analoga richiesta, approfittandone per attaccare l’ad Paolo Fiorentino.

Ora tocca agli altri soci decidere quale schieramento scegliere: quello del finanziere desideroso di vedere un profondo cambiamento per instradare la banca sul percorso del consolidamento oppure quello dell’imprenditore, più conservatore e intenzionato a mantenere un forte radicamento con il territorio ligure.
Uno degli aghi della bilancia è per esempio l’imprenditore Gabriele Volpi, che, malgrado il suo 9,1%, è finora rimasto alla finestra senza fare alcuna apertura in un verso o in un altro.

Non mancano i terzi incomodi come quei fondi che da tempo si dice siano pronti a dare man forte a Mincione nonché altri azionisti che potrebbero far pendere la bilancia da una parte o dall’altra. Si tratta della Sga, di Intesa Sanpaolo e delle Generali, titolari nel complesso di una partecipazione di circa l’11%, che potrebbero anche astenersi da qualsiasi iniziativa di sostegno sia per fattori istituzionali come nel caso della società del Tesoro che per un atteggiamento di prudente opportunismo seguito dalla compagnia e dalla banca lombardo-piemontese.

Al di là dei conteggi e delle previsioni su uno probabile pareggio tra i due schieramenti, non resta che aspettare l’assemblea ma intanto non vanno trascurati altri soggetti entrati in partita o prossimi entrarvi. Alcune indiscrezioni di stampa che parlano per esempio di un fondo internazionale pronto a lanciare un’Opa ma è comunque probabile che saranno proprio i fondi istituzionali ad assumere un ruolo dirimente in assemblea magari sulla falsariga di quanto avvenuto con Telecom.

L’atmosfera è incandescente e a riprova di ciò il Secolo XIX scrive che ieri la Guardia di finanza si è presentata nella sede centrale chiedendo tutti i verbali dei cda e delle assemblee degli azionisti dal gennaio 2017 ad oggi. L’ipotesi di reato sarebbe abuso di mercato, il fascicolo è contro ignoti. La banca in mattinata ha confermato quanto accaduto.

In un quadro del genere non deve essere trascurato per nulla il pressing della Bce. L’Eurotower è già entrata a gamba tesa negli ultimi giorni, bocciando il piano di rafforzamento patrimoniale, chiedendo con urgenza la convocazione dell’assemblea (sempre più possibile già a settembre in caso di dimissioni in blocco del Cda) e spingendo per un’eventuale aggregazione. E’ evidente ormai come a Francoforte non siano piaciute per nulla le continue baruffe degli ultimi mesi tra azionisti, consiglieri e manager. Ecco perchè, facendo leva sul di diritto/dovere di esercitare la propria autorità di vigilanza, la Bce non poteva non esimersi dall’intervenire in una contesa che rischia di mandare a gambe all’aria l’intera Carige.

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