Lun 19 Agosto 2019 — 23:38

Carige: ecco il piano, aumento di capitale “decolla” a 630 milioni



L’aumento di capitale che dovrà sostenere Banca Carige aumenta a 630 milioni dai precedenti 400 milioni, manovra quest’ultima peraltro saltata per il rifiuto dei Malacalza a procedere con l’operazione

Carige news

L’aumento di capitale che dovrà sostenere Banca Carige aumenta a 630 milioni dai precedenti 400 milioni, manovra quest’ultima peraltro saltata per il rifiuto dei Malacalza a procedere con l’operazione. L’indicazione è contenuta nel piano industriale al 2023 appena presentato dai commissari nominati dalla Bce Fabio Innocenzi, Raffaele Lener e Pietro Modiano.

L’aumento di capitale dovrà essere realizzato entro il primo semestre, si legge nel piano strategico che “è la base cui sommare i benefici addizionali che potenziali partner e investitori, sia industriali che finanziari, potranno ottenere da una business combination
con la Banca in funzione delle proprie caratteristiche”, si legge a proposito del dossier fusione affidato all’advisor Ubs.

Carige si attende di ricevere offerte vincolanti ad aprile.

Per Carige un maxi aumento di capitale

L’importo dell’aumento di capitale lievita a 630 milioni per effetto di ulteriori 120 milioni derivanti dal “maggiore derisking”, con la cessione di Npl per 1,9 miliardi, e di 65 milioni in più per maggiori investimenti e e 45 milioni per “compensare gli effetti negativi dell’assemblea del 22 dicembre.

Entro il primo semestre dell’anno, viene spiegato in proposito, “si realizzerà il rafforzamento della struttura patrimoniale
mediante l’iniezione di nuovo capitale per €630 milioni grazie al quale nello stesso lasso temporale potrà essere finanziato lo smaltimento dello stock di credito deteriorato fino a minimizzarne l’incidenza ad un livello da best practice di Sistema (e pari al 6-7% circa del portafoglio crediti lordo) e l’integrale rimborso del titolo subordinato T2 emesso a fine novembre 2018”.

Su 1,9 miliardi di Npl l’offerta della Sga del Tesoro

Sul fronte del derisking cioè Carige ha una offerta vincolante (proveninete dalla Sga del Tesoro, ndr) per 1,9 miliardi e nel piano al 2023 prevede di portare il rapporto npe ratio al 6-7% attraverso la cessione di circa 2,1 miliardi di sofferenze e inadempienze probabili (Utp).

Sul fronte patrimoniale, il target è di un Cet1 al 14% a fine 2019.

Il piano prevede di portare la banca a break even già nel 2020 e un Roe del 7% nel 2023.

Oltre al rilancio del wealth management con Banca Cesare Ponti, Carige prevede a piano 1.050 esuberi (“full time equivalent”) e la chiusura di 100 sportelli tradizionali.

Se tutto andrà come nelle attese dei tre commissari, l’assemblea chiamata ad approvare l’aumento di capitale si terrà a maggio, circa un mese dopo le offerte vincolanti, che sono attese all’inizio di aprile.

Intanto i conti al 31 dicembre 2018 si sono chiusi in rosso per 272,8 milioni di euro, risultato condizionato dal costo del rischio del credito e dalla contabilizzazione di 321,4 mln di rettifiche sui crediti. Il cost/income migliora comunque al 93,7% dal 98,5%. Il Cet1 phased-in è al 10,68%.