Mar 19 Marzo 2019 — 00:23

Carige, Chenavari quasi fuori dal capitale



Confermata la fuga del fondo britannico dopo l’acquisto del controllo di Creditis. Dal capitale uscite anche Unipol, Intesa Sanpaolo e Credito Fondiario. Generali non abbandona la presa

(Aggiornato dopo la chiusura di Borsa) – Dopo alcuni mesi arrivano le prime conferme sull’uscita di alcuni investitori che hanno partecipato all’aumento di capitale di Carige dello scorso autunno. I due subgaranti più in vista sono infatti usciti o quasi dal capitale, ma non solo loro.

Chenavari, che ha aderito alla ricapitalizzazione in cambio dell’accordo per ottenere il controllo della società di credito al consumo Creditis, detiene ormai pochissime azioni dell’istituto ligure a conferma delle indiscrezioni degli scorsi mesi su una progressiva dismissione della partecipazione ottenuta durante l’operazione di rafforzamento. Nello specifico, secondo quanto emerge dal verbale dell’assemblea del 29 marzo, il fondo è sceso dal 6,77% del capitale fino a un misero 0,4%.

Anche Credito Fondiario ha intrapreso lo stesso percorso di Chenavari. La ex Fonspa, oggi controllata dalla Tages di Panfilo Tarantelli e dal fondo americano Elliott, ha aderito alla ricapitalizzazione arrivando a detenere il 5,4% del capitale e in cambio ha ottenuto l’esclusiva per l’acquisto di un pacchetto di sofferenze dal valore di 1,2 miliardi di euro ma ora non risulta più tra i soci di Carige.

Novità emergono pure su altri investitori, in particolare su quei bondholder diventati fondamentali per portare a termine un difficile aumento di capitale. E’ il caso di Generali, che ha mantenuto i quasi 900 milioni di titoli, pari all’1,6%, ricevuti con la conversione delle obbligazioni senior in portafoglio, mentre Intesa Sanpaolo, che ha convertito un bond da 50 milioni di euro nominali, è sparita dall’azionariato così come Unipol a conferma delle recenti dichiarazioni di disimpegno del suo amministratore delegato Carlo Cimbri.

C’e’ da dire, comunque, che il verbale fornisce solo indicazioni sulla presenza e la partecipazione dei soci ai lavori assembleari. Dunque non è escluso che piccoli quantitativi di azioni non siano ancora in mano agli investitori che sembrano al momento usciti dal capitale.

Dal verbale arrivano comunque conferme sugli azionisti di riferimento. La famiglia Malacalza ha il 20,6%, l’imprenditore petrolifero Gabriele Volpi il 9,1% e la Sga del Tesoro il 5,4%. Il finanziere Raffaele Mincione si è invece presentato all’assemblea con il 5,4% ma negli ultimi mesi è salito progressivamente fino all’8% nel quadro di un’ascesa, mai smentita, fino al 10% circa. Tra gli azionisti storici figurano inoltre Coop Liguria con l’1,8% e la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca con l’1,1% mentre manca quella componente di grandi operatori internazionali che ha assunto un peso notevole, per esempio, nell’azionariato del Creval. I grandi gestori e fondi di investimento arrivano a malapena all’1,1%, di cui lo 0,6% in capo a Blackrock.

Intanto in Borsa il titolo, dopo una seduta nervosa, termina sulla parità a 0,0089 euro, in controtendenza comunque rispetto all’andamento negativo del mercato.

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