Mar 23 Aprile 2019 — 14:53

Carige, Chenavari non fugge ma apre una crepa



Il fondo inglese tiene un atteggiamento da avvoltoio e crea danni all’andamento del titolo e quindi agli azionisti, sollevando dubbi e interrogativi

Nessuna fuga dall’azionariato ma di certo un comportamento difficile da comprendere quello tenuto da Chenavari con Carige.

Il fondo inglese sembra infatti essersi comportato come “un avvoltoio” con la banca ligure. Prima ha fatto di tutto per battere la concorrenza di grandi realtà bancarie e finanziarie del calibro di Santander, Mediobanca, Agos Ducato e Blackstone per acquisire il controllo di un asset interessante come Creditis accettando, peraltro, di partecipare all’aumento di capitale da oltre 500 milioni dello scorso autunno, ma poi ha deciso di mollare la presa. E sembra averlo fatto proprio dopo il perfezionamento dell’acquisizione di Creditis.

Non è ovviamente sparito dall’azionariato ma la sua discesa, peraltro consistente, al di sotto del 5% del capitale di Carige lascia adito a molti dubbi e crea una pericolosa crepa nelle fondamenta faticosamente costruite dall’amministratore delegato Paolo Fiorentino per dare basi solide alla ricapitalizzazione.

Nello specifico, secondo le comunicazioni alla Consob, il veicolo lussemburghese Areo II è sceso il 4 gennaio scorso al 4,943% di Carige dal precedente 6,772% acquisito tramite la sottoscrizione dell‘aumento. Nel quadro dell’accordo che ha portato ad acquisire l’80,1% di Creditis per 80,1 milioni di euro, Chenavari aveva garantito una parte dell‘aumento fino a 40 milioni di euro affiancandosi agli altri soggetti, Fondiario, Sga e Gabriele Volpi, che avevano sottoscritto gli impegni di prima allocazione con Equita Sim.

Inizialmente sembrava un buono scambio al pari di quanto concordato con Fondiario, che oltre a rilevare un pacchetto di sofferenze per 1,2 miliardi si è impegnato a garantire parte dell’aumento. Ora, però, emerge un comportamento difficilmente comprensibile per un investitore che sembrava assumere un ruolo di lungo termine. Anche perché le vendite di azioni, anche piuttosto rilevanti visto che si tratta di quasi il 2% del capitale, non possono non essere collegate al periodo di sofferenza subito dal titolo Carige a inizio anno con una discesa delle quotazione fino a un livello del 20% inferiore al centesimo di euro fissato nell’ambito della ricapitalizzazione per la sottoscrizione delle azioni. Che sia stata una speculazione bella e buona sarà il tempo a dirlo ma intanto sono molti i punti interrogativi generati dal comportamento di Chenavari.

Intanto il titolo in Borsa si conferma debole. Stamani a Piazza Affari le azioni Carige sono pressoché inchiodate a 0,008 euro, con un minimo a 0,0079.

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