Dom 19 Settembre 2021 — 06:38

Carige accelera su fusione, spunta ipotesi scorporo Cesare Ponti



Maccarone: prime manifestazioni d’interesse attese a giugno. La Fabi scettica su una vendita a pezzi

carige guido

Carige accelera sulla fusione, con le prime manifestazioni d’interesse attese entro giugno, dunque a settimane, mentre il Fondo interbancario conta di chiudere la partita a inizio 2022.

Carige accelera su fusione, l’intervista di Maccarone

A tracciare una ideale road map per la vendita di Carige è stato Salvatore Maccarone, presidente del Fitd che detiene l’82% della banca ligure.

“Confido in una tempistica non troppo lunga: entro giugno ci aspettiamo le prime manifestazioni di interesse e ritengo che con questo si dovrebbero avere indicazioni su un possibile processo di cessione”, ha detto Maccarone in una intervista a Repubblica. Il presidente del Fondo si attende quindi la “formulazione di un’ipotesi concreta” nella “seconda parte dell’anno” e una cessione definitiva non prima dell’inizio del 2022. Il Fitd è assistito dall’advisor Deutsche Bank.

Fra i possibili pretendenti per Carige secondo le indiscrezioni delle ultime settimane ci sarebbero Crédit Agricole, Bper, la stessa Unicredit di Orcel.

Maccarone ha ricordato che la banca porta in dote 400 milioni di attività fiscali differite (dta) che possono essere convertite in credito d’imposta nell’ambito di una fusione con un’altra banca. Ciò allontana potenzialmente l’ipotesi private equity, in quanto la business combination deve essere “in grado di estrarre i valori di cui Carige dispone”, tra cui, appunto, le dta. “Per noi, prima si fa e meglio è, ma non ad ogni costo” perché “non dobbiamo svendere solo per liberarci della partecipazione”, ha assicurato il manager. “L’unica cosa che sembra da escludere è che Carige possa avere un futuro in autonomia, tutto il resto è teoricamente possibile”.

carige maccarone fitd

Salvatore Maccarone

Fusione Carige e il possibile scorporo di Banca Cesare Ponti

A Maccarone è stato poi chiesto di commentare l’ipotesi di una vendita a pezzi, magari scorporando Banca Cesare Ponti. “Se nelle trattative emergesse un interesse del compratore in questo senso – la risposta del manager – potrebbe anche essere valutata l’ipotesi di cedere singoli asset, ma non è l’indicazione iniziale”.

La prospettiva di uno spezzatino non piace tuttavia ai sindacati. Intervistato dal Secolo XIX, il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, ha così commentato: “Noi crediamo nella salvaguardia di Carige nel suo complesso, principio che faremo valere con il Fondo interbancario e con l’acquirente. Lo scorporo sarebbe inoltre un torto all’ad Francesco Guido e a tutto il personale di Carige, che in questi mesi ha realizzato un vero e concreto rilancio commerciale della banca”.

Quanto ai possibili acquirenti “penso saranno diversi i soggetti interessati, ma credo si andrà nella direzione di un istituto di dimensioni medio-grandi, in grado di preservare, anche dopo l’acquisizione, identità e indipendenza della banca sul territorio”, ha aggiunto Sileoni. Sull’ipotesi che possa essere la Bper guidata dall’ex Carige Piero Montani, il segretario Fabi ha detto: “Non faccio nomi, certo è noto il valore professionale di Montani, uscito a testa alta e con tante scuse dal confronto giudiziario con la famiglia Malacalza”. Tuttavia secondo Sileoni “le acquisizioni non saranno decise dagli ad delle banche, ma dal premier Mario Draghi e dalla Bce. Il resto è solo propaganda”.

Si attendono intanto novità sul ritorno in Borsa, essendo le azioni Carige sospese ormai da due anni e mezzo.

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