Sab 04 Aprile 2020 — 23:33

Borsa, “muro” Consob su vendite allo scoperto e partecipazioni



Doppio giro di vite per attutire l’impatto del coronavirus: stop allo short selling e nuove soglie di comunicazione per le partecipazioni

La Consob risponde alla guerra del coronavirus alzando un muro a protezione di Piazza Affari. La Commissione guidata da Paolo Savona ha annunciato che da oggi saranno vietate per 3 mesi le vendite allo scoperto sull’intero listino di Borsa Italiana, mentre viene
rafforzata la trasparenza abbassando temporaneamente le soglie di comunicazione sulle partecipazioni rilevanti, una misura “anti-scalate”.

Borsa, Consob decide divieto vendite allo scoperto per 3 mesi

La Consob vieta quindi lo short selling in Borsa per tre mesi, misura che si applica a tutte le azioni negoziate sul mercato regolamentato italiano.

Una decisione senza precedenti, che segue i provvedimenti presi su singole sedute dei giorni scorsi e farà storcere il naso a qualcuno, ma che metterà le società quotate italiane al riparo da eventuali attacchi speculativi. Il bando riguarda ogni forma di operazione ribassista, anche effettuata tramite derivati o altri strumenti finanziari.

Nuove soglie partecipazioni rilevanti

La decisione di applicare misure restrittive sull’intero listino, spiegano alla Consob, è stata adottata con l’idea di ripristinare l’integrità del mercato, viste anche le misure eccezionali sulle vendite allo scoperto adottate nei giorni scorsi dall’Esma, l’organismo europeo che riunisce le diverse autorità finanziarie, e dai regolatori di Spagna, Francia e Belgio.

Al tempo stesso la Commissione ha deciso di introdurre per tre mesi un regime di trasparenza rafforzata sulle partecipazioni detenute dagli investitori nelle società italiane quotate a più alta capitalizzazione e ad azionariato diffuso. E lo ha fatto abbassando le soglie sulle partecipazioni rilevanti al superamento delle quali scatta l’obbligo di comunicare la quota.

48 titoli

Tale provvedimento riguarda 48 società di Borsa italiana, individuate secondo una griglia di criteri che fa riferimento ad una capitalizzazione superiore ai 500 milioni di euro e agli assetti proprietari. La nuova soglia è fissata all’1% (dal 3%) per le società più grandi e al 3% (dal 5%) per le altre.

I titoli a maggiore capitalizzazione oggetto del provvedimento sono: A2a, Anima, Astm, Atlantia, Azimut, Banca Mediolanum, Banca Popolare di Sondrio, Banco Bpm, Bper, Cerved, Enel, Eni, Fineco, Generali, Hera, Interpump, Intesa Sanpaolo, Iren, Italgas, Italmobiliare, Leonardo Finmeccannica, Mediaset, Mediobanca, Moncler, Pirelli, Prysmian, Reply, Saipem, Salini Impregilo, Sanlorenzo, Saras, Snam, Cattolica Assicurazioni, Telecom Italia, Terna, Unicredit, Ubi Banca, Unipol, .

I 10 titoli classificati come Pmi: Banca Farmafactoring, Bf, Carel, Dovalue, El.En., Mutuionline, Igd, Illimity, Rcs, Tamburi.

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