Gio 20 Giugno 2019 — 22:12

Borsa: migliori e peggiori del 2016



Due titoli industriali in cima alla classifica delle performance. In fondo le banche: la peggiore oltre a Mps è il Banco Popolare

Il 2016 è stato un altro anno nero per i titoli bancari, che hanno visto in molti casi polverizzarsi il proprio valore di Borsa.

Non solo Mps, attualmente sospesa dalle contrattazioni, ma anche Banco Popolare (-74,9%) e Banca Popolare di Milano (-59,4%) ormai prossime alle nozze, Ubi Banca (-55,9%), Unicredit (-45%), Finecobank (-28,7%), Bper banca (-27%) oltre a gruppi finanziari come Azimut Holding (-31%) e Unipol (-28%).

Tra le peggiori performance dell’anno nonostante il recente recupero si annoverano anche Saipem (-43,7%) e Telecom Italia (-27,9%).

A tenere in quest’anno nero sono stati invece prevalentemente i titoli industriali. A sorpresa la migliore performance del Ftse Mib sul 2016 spetta a Stm che ha messo a segno un guadagno del 72%, seguita da Tenaris (+57,5%), Buzzi Unicem (+37%) e Cnh (+30,5%). Nella top ten delle società a maggiore capitalizzazione fanno poi capolino anche Moncler (+26,5%), Prysmian (+20,1%); Campari (+16,1%), Eni (+11%) e Mediaset (+7,2%).


La ricorsa di Stm è partita a inizio maggio a 4,7 euro e da allora ha più che raddoppiato il suo valore di Borsa
fino ad arrivare ai massimi almeno degli ultimi cinque anni a 10,84 euro. Per Equita il gruppo specializzato in semiconduttori potrebbe essere uno dei maggiori beneficiari del nuovo boom previsto per l’auto elettrica che, per la banca d’affari, potrebbe raggiungere una penetrazione del mercato pari al 15% (dall’attuale 2%) entro il 2025. Non solo. Equita sottolinea infatti come Stm abbia un vantaggio competitivo nel carburo di silicio, una nuova tecnologia maggiormente performante rispetto agli Igbt, la soluzione in uso negli invertitori elettrici. Per Exane il titolo potrebbe arrivare almeno fino a 12,6 euro. Il broker francese ritiene infatti che Stm si possa posizionare tra gli operatori vincenti nell’ambito della fornitura di semiconduttori al comparto auto.

Quanto a Tenaris, che così come Eni (oggi tornata ai livelli di ottobre 2015) sta beneficiando della ripresa del greggio grazie alla recente stretta varata dall’Opec, ha imboccato la svolta lo scorso 26 settembre a 11,2 euro, da allora la crescita è stata costante fino agli attuali 16,9 euro che rappresentano i massimi degli ultimi due anni.

Buzzi Unicem ha mantenuto un buon trend, ma il punto di svolta è stato l’1 novembre a quota 17,4 euro, da lì la ricorsa è stata continua fino a toccare i 22,48 euro attuali che rappresento i massimi da almeno cinque anni. Per gli analisti tecnici i prossimi target sono a 23,55 e a 24,4 euro, mentre è bene fare attenzione sotto i 19,4 euro.

Anche per Cnh la svolta è stata a novembre a quota 6,4 euro da cui l’ascesa è stata costante fino agli 8,2 euro attuali, sui massimi da un anno e mezzo. I gruppo beneficia dei buoni dati sulle immatricolazioni di veicoli commerciali nella Ue (+13,2% rispetto a un anno fa secondo gli ultimi dati diffusi da Acea). Per Banca Akros il titolo potrebbe attivare a 9,25 euro
Moncler ha mantenuto una crescita costante in tutti i dodici i mesi e oggi, a 16,3 euro è sui massimi dell’ultimo anno e mezzo.

Crescita costante anche per Prysmian che, a 24,3 euro, è sui massimi almeno degli ultimi cinque anni. Per Banca Imi che l’ex Pirelli cavi beneficia della combinazione di una posizione di leader di mercato nel settore dei cavi, di un profilo di business diversificato sia geograficamente sia per settore di attività, di buone possibilità di riduzione della leva finanziaria organica quest’anno e il prossimo. Il rischio per Prysmian è relativo alle potenziali acquisizioni che il gruppo potrebbe decidere di portare avanti: la società infatti si considera un potenziale aggregatore nel settore dei cavi, un mercato ancora frammentato. Il broker comunque consiglia ai propri clienti di acquistare il titolo (add) con un target a 27,6 euro.

Campari invece, pur avendo registrato una performance di tutto rispetto da inizio anno, sta leggermente ripiegando dai massimi raggiunti nel corso del 2016: oggi a 9,2 euro, ha ritoccato dai 10,04 euro di settembre.

Stesso discorso per Recordati che oggi quota intorno a 27 euro, lontana dai 29,3 euro di inizio agosto a ridosso del passaggio di testimone al vertice del gruppo che comunque nel corso del 2016. ha messo a segno diverse acquisizioni di successo e che mettono le basi per un futuro sviluppo.

Quanto a Mediaset il recupero dai minimi di novembre a 2,28 euro ai 4,06 attuali (sui livelli di novembre 2015) porta il profumo delle speranze di Opa da parte di Vivendi che, a metà dicembre, è entrata nel capitale del Biscione portandosi a ridosso della soglia prevista per l’Opa obbligatoria.

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