Gio 20 Giugno 2019 — 22:09

Bce, Draghi più “falco” del previsto



Confermata la politica accomodante, ma il board discute se rimuovere il riferimento a tassi più bassi e toglie quello all’urgenza di intervenire

E’ una Bce meno “colomba” del previsto quella che emerge dalle comunicazioni rilasciate oggi al termine del Consiglio direttivo.

Da una parte il presidente Mario Draghi giudica ancora “adeguato un elevato livello di accomodamento monetario”. Inoltre gli acquisti di titoli come previsto saranno abbassati in aprile a 60 da 80 miliardi mensili ma potranno essere nuovamente alzati “se necessario”. Tuttavia nel board si notano anche le prime crepe. Infatti è stato confermato fra l’altro il riferimento a tassi d’interesse su questi livelli “o più bassi” per un prolungato periodo di tempo, ma si è discusso sull’eventuale rimozione di queste parole.

Draghi inoltre ha detto che nell’Eurozona, per quanto rimangano “rischi al ribasso” sull’economia, questi sono “meno pronunciati rispetto al passato”. Draghi ha aggiunto che il Consiglio non ha discusso “affatto” un nuovo maxi-prestito alle banche Tltro e che nel linguaggio utilizzato oggi è stato rimosso il riferimento all'”urgenza” di intervenire con ulteriori misure.

La recente fiammata dell’inflazione però si conferma “guidata dai prezzi dell’energia” e infatti l’inflazione core, cioè depurata dai fattori più volatili, “continua ad essere debole”.

Le conclusioni del meeting ricalcano in gran parte le attese degli analisti. In particolare, sebbene siano state alzate le stime sull’inflazione nel 2017 e 2018, quelle sul 2019 restano inchiodate all’1,7%, quando il target della Bce è “sotto ma vicino al 2%”.

Più in dettaglio, in base alle previsioni trimestrali aggiornate, lo staff della Bce stima nel 2017 un’inflazione all’1,7% (da 1,3%) e nel 2018 all’1,6% (da 1,5%), confermando appunto l’1,7% nel 2019.

Quanto alla crescita del Pil, la Bce prevede un +1,8% nel 2017 (da +1,7%), il +1,7% nel 2018 (da +1,6%) e +1,6% nel 2019 (stima invariata, come nel caso dell’inflazione.

Va detto però che non tutto è filato liscio nelle discussioni all’interno del board. Nel Consiglio direttivo, ha rivelato Draghi, “abbiamo avuto una discussione” sulla rimozione del riferimento a tassi “più bassi” in futuro. Per Draghi “non era una scelta drammatica se tenere o mantenere” il riferimento. Nel Consiglio, ha aggiunto, “ci sono tensioni”, ma nulla di eccessivamente grave.

Nella riunione odierna il Consiglio direttivo della BCE ha deciso che i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%.

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