Dom 17 Gennaio 2021 — 03:12

Banco Bpm scarica Cattolica, strada spianata per Bper-Unipol?



La banca ha esercitato l’opzione di acquisto della quota del 65% detenuta da Cattolica nelle joint venture bancassicurative per circa 335,7 milioni di euro. Per la compagnia veronese la mossa “non trova alcun fondamento”

banco bpm cattolica

Banco Bpm ha esercitato l’opzione di acquisto della quota del 65% detenuta da Cattolica nel capitale delle joint venture Vera Vita (che detiene il 100% della compagnia assicurativa irlandese Vera Financial Dac) e Vera Assicurazioni (che detiene il 100% di Vera Protezione).

Con questa mossa Banco Bpm si lascia le mani libere per procedere a nuovi accordi che potrebbero arrivare nell’ambito di una fusione: si guarda a Bper e al suo principale azionista Unipol, dopo le avance del ceo del gruppo bolognese Carlo Cimbri.

La comunicazione di esercizio dell’opzione di acquisto trasmessa a Cattolica, secondo quanto si legge in una nota, riferisce le ragioni che portano a ritenere che l’esecuzione, lo scorso 23 ottobre, dell’operazione societaria e industriale tra Assicurazioni Generali e Cattolica, annunciata al mercato il 25 giugno scorso, “abbia determinato un cambio di controllo su Cattolica e pertanto dia titolo a Banco Bpm a esercitare l’opzione di acquisto della quota detenuta da Cattolica nel capitale delle joint venture”.

Nella propria comunicazione Banco Bpm ha anche precisato, “formulando ogni riserva al riguardo, di non avere avuto accesso, nonostante ripetute richieste formulate a Cattolica, alla documentazione relativa all’ingresso di Assicurazioni Generali nel capitale di Cattolica e ai connessi accordi industriali, avendo peraltro Cattolica sin qui contestato, nella corrispondenza intercorsa, che si sia verificato un cambio di controllo”.

Il diritto ad acquistare le partecipazioni pari al 65% del capitale detenute da Cattolica nelle joint venture è stato attribuito a Banco Bpm da Cattolica nell’ambito del patto parasociale sottoscritto a marzo del 2018. Esso prevede che l’operazione avvenga agli “own funds” (escluse le passività subordinate) ed è quindi stato calcolato dalla banca in 335,7 milioni circa (sulla base del dato disponibile al 30 giugno 2020).

“Gli impatti a breve sul capitale derivanti dall’acquisto delle suddette partecipazioni sono alternativamente stimati in 5 punti base ovvero 60 punti base, a seconda che sia o meno autorizzata l’applicazione del cosiddetto Danish Compromise, e sarebbero pienamente sostenibili tenuto conto sia dell’attuale elevato ammontare del Cet1 della Banca sia delle possibili opzioni di valorizzazione della partecipazione”.

In serata è arrivata una dura replica di Cattolica. La mossa di Banco Bpm a giudizio della compagnia veronese è “del tutto priva di fondamento, sotto ogni profilo, non trovando riscontro in alcuna previsione né di legge né di contratto come attestato da autorevoli pareri legali indipendenti e dagli orientamenti espressi dalle Autorità di Vigilanza, in particolare col provvedimento di autorizzazione rilasciato da Ivass all’ingresso di Ag nel capitale”.

Cattolica “si riserva ogni azione a tutela della posizione di Cattolica anche sul piano risarcitorio e reputazionale”.

Non solo. La compagnia assicurativa precisa che, al 30 settembre 2020, la cessione in favore di Banco Bpm delle partecipazioni detenute da Cattolica in Vera Vita e in Vera Assicurazioni avrebbe potuto determinare un effetto negativo pari a -377 milioni di euro sul conto economico Ias/Ifrs del gruppo. Al contrario, l’impatto sulla posizione di solvibilità alla stessa data sarebbe stato positivo per circa 15 punti percentuali sul S-II ratio del gruppo Cattolica (portandolo a circa 176% rispetto al valore comunicato pari a 161%).

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