Dom 19 Settembre 2021 — 07:40

Banche, parziale marcia indietro del governo su decreto Dta



Salta il ritocco del 50% e la proroga a giugno 2022, ma basterà la delibera del cda

banche decreto dta

Banche osservate speciali dopo la parziale marcia indietro del governo sul decreto Dta: resta la maxi dote per le fusioni, ma salta il ritocco del 50% e la proroga a giugno 2022.

Banche, decreto Dta modificato dal governo

La normativa secondo i rumors di mercato era stata contestata in particolare da Banco Bpm, con l’obiettivo – sempre secondo le indiscrezioni – di sfuggire alle presunte mire di Unicredit.

Ma Banco Bpm è stato uno dei titoli bancari maggiormente penalizzato oggi in Borsa, con un calo di oltre il 2% per le azioni dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna. Bene invece Unicredit, sopra la parità (+0,4%) grazie anche a un report di Morgan Stanley che ha alzato il target price sul titolo da 11,80 a 12,50 euro, confermando la raccomandazione overweight.

Fra i possibili beneficiari dei super incentivi fiscali legati alle Dta c’era inoltre Banca Mps di cui il Tesoro detiene oltre il 60%, quota che in base agli accordi con la Ue è chiamato a dismettere entro il 2021. Il titolo del Monte dei Paschi di Siena ha però contenuti i danni con un calo di mezzo punto percentuale.

Come detto per le banche dopo la rivisitazione del decreto sulle Dta salta la norma che avrebbe aumentato del 50% i crediti fiscali trasformabili in capitale, così come la proroga ipotizzata a giugno 2022 della scadenza per poter beneficiare dell’incentivo al consolidamento.

Daniele Franco

Basta il via libera del cda

Rimane però l’incentivo già previsto e per procedere basterà una delibera del cda, mentre prima era necessario il via libera degli azionisti: una mossa che da una parte stringe sui tempi del riassetto del sistema bancario, dall’altra concede tempo sull’esecuzione dei progetti di fusione.

Nel testo del provvedimento approdato al Consiglio dei ministri sparisce quanto era previsto da una bozza circolata a fine aprile, il prolungamento fino a giugno 2022, da una scadenza fissata dalla Legge di bilancio a dicembre 2021, della possibilità di beneficiare della conversione dei deferred-tax assets (dta, gli attivi fiscali differiti) in capitale. Stesso discorso per l’aumento della soglia massima di tale dote fiscale dal 2% al 3% del totale degli attivi della società oggetto di acquisizione: un “tesoretto” sotto forma di capitale post-aggregazione che sarebbe aumentato del 50%, e che era stimato dagli analisti in 3,4 miliardi per chi avesse acquisito Mps.

“Siamo intervenuti molto marginalmente, con una norma che consente solo di anticipare il presupposto della trasformazione in capitale al momento in cui gli organi amministrativi (il cda, ndr) approvano il progetto”, ha spiegato il ministro dell’Economia Daniele Franco. E dunque “nel 2022 potranno aver luogo solo code di procedure già approvate entro il 2021”. Da vedere ora cosa cambierà per le banche con la nuova formulazione del decreto sulle Dta in vista delle prossime fusioni/acquisizioni.

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