Mar 07 Febbraio 2023 — 02:51

Banche, le Fondazioni puntano a modificare protocollo Mef Acri



L’obiettivo sarebbe ottenere la proroga dei mandati dei vertici in scadenza, possibile dialogo con il governo dopo il recente cambio della guardia alla direzione del Tesoro

contratto bancario

Le Fondazioni puntano a una revisione del protocollo Mef Acri. L’obiettivo sarebbe ottenere la proroga dei mandati dei vertici in scadenza. Su questo e altri temi si potrebbe aprire un canale di dialogo con il governo, in particolare dopo il recente cambio della guardia alla direzione del Tesoro. E’ quanto riferiscono indiscrezioni di stampa.

Fondazioni, rivedere protocollo Mef Acri

Nei prossimi 18 mesi le principali fondazioni di origine bancaria dovranno cambiare presidente. Lo impone il protocollo che Acri e ministero dell’Economia siglarono nel 2015 e che stabilisce un limite di due mandati agli amministratori degli enti. Già nel 2022 erano arrivati a scadenza Gilberto Muraro (Cariparo) e Antonello Cabras (Banco di Sardegna), quest’anno toccherà a Giovanni Fosti (Cariplo), Giovanni Quaglia (Crt) e Luigi Salvadori (Carifirenze), mentre nel 2024 sarà la volta di Francesco Profumo (Compagnia di San Paolo) e Alessandro Mazzucco (Cariverona).

Nel 2022, scrive MF-Milano Finanza, gli enti avevano iniziato a ragionare con il Tesoro su un intervento che allungasse il numero massimo dei mandati, ma il cambio di governo ha imposto una battuta d’arresto alle discussioni. A ottobre lo stesso Profumo in qualità di presidente dell’Acri aveva frenato: “Nella discussione che abbiamo fatto sia col Tesoro sia a livello politico non è stato preso in considerazione l’allungamento del mandato dei presidenti”, aveva dichiarato.

Oggi però diversi presidenti sono convinti che ci siano le condizioni per riaprire un canale di confronto. Soprattutto dopo la nomina di Riccardo Barbieri a direttore generale del Mef, decisione che, scrive MF, potrebbe segnare un cambio di passo per molte importanti partite finanziarie legate a via XX Settembre.

Nomine a Cdp?

La soluzione proposta da diverse fondazioni è quella di una proroga biennale, giustificata dal fatto che la pandemia ha rallentato l’attività degli enti. Tra i sostenitori di questa linea ci sarebbe per esempio la CrFirenze (azionista di Intesa Sanpaolo all’1,68%), come scriveva ieri il Corriere Fiorentino. Non si escludono però interventi più ampi, come una rivisitazione dell’intero protocollo che vada a toccare altri temi oltre a quello dei mandati. Il documento infatti pone molteplici paletti agli enti, a partire dal vincolo di non concentrare in un singolo asset più di un terzo del totale dell’attivo valutato al fair value.

Da un lato il governo potrebbe proporre al mondo delle fondazioni un maggiore impegno a sostegno dell’economia, attraverso un fondo di investimento chiuso riservato a fondazioni di origine bancaria e casse di previdenza.

Inoltre le discussioni tra fondazioni e governo potrebbero toccare anche il delicato ambito delle nomine. Sotto la lente di Palazzo Chigi ci sarebbe il futuro della Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), di cui gli enti sono azionisti storici con il 15% del capitale ed esprimono l’attuale presidente Giovanni Gorno Tempini.

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