Lun 22 Aprile 2019 — 13:02

Banche, l’Abi chiede chiarezza sull’addendum Bce



L’associazione prende atto dei miglioramenti nelle indicazioni della vigilanza, “non obbligatorie”, ma chiede di “superare i disallineamenti” con la normativa europea

L’Abi, riunitosi oggi a Milano, ha esaminato la versione aggiornata dell’Addenudm Bce pubblicata la settimana scorsa. Ne è scaturito un giudizio, per così dire, neutrale. Nessuna bocciatura, ma nemmeno una promozione. Anzi, il comunicato finale del comitato esecutivo, presieduto da Antonio Patuelli, contiene una richiesta di chiarimenti in relazione ai “necessari raccordi” con le proposte della Commissione europea, presentate sempre la scorsa settimana, con l’auspicio che possano essere superati “i disallineamenti oggi prospettati”.

Le nuove indicazioni della Bce in materia di Npl non sono infatti vincolanti, ma emergono come già evidenziato da Finanza Report palesi discrepanze con le proposte della Commissione europea (quelle sì, norme obbligatorie una volta che saranno definitivamente approvate) che l’associazione bancaria non ha potuto fare a meno di sottolineare.

Il Comitato esecutivo, spiega la nota dell’Abi, “valutata l’analisi tecnico-giuridica presentata dal Direttore generale, Giovanni Sabatini, constata i miglioramenti apportati al testo dell’Addendum alle Linee Guide della Bce – SSM sui crediti deteriorati”. In particolare il Comitato esecutivo rileva come l’Addendum, nella versione resa pubblica il 15 marzo scorso, non imponga “obblighi generalizzati per le banche” e non produca “effetti giuridici obbligatori”. Pertanto “l’Addendum non è una misura di primo pilastro”. L’Addendum, sintetizza l’Abi, fornisce una indicazione sulle aspettative della Vigilanza europea circa le modalità con cui le banche valuteranno gli specifici rischi futuri a cui sono esposte.

Il Comitato esecutivo evidenzia, peraltro, la necessità che in sede applicativa “siano chiariti i necessari raccordi tra quanto indicato dall’Addendum e l’applicazione dei principi contabili e gli obblighi di rendicontazione pubblica”. Il Comitato esecutivo, si legge ancora nella nota, “sottolinea che i contenuti dell’Addendum dovranno essere valutati e giuridicamente inquadrati rispetto alle modifiche del quadro normativo europeo, in necessario raccordo – anche rispetto alla loro entrata in vigore – con le proposte della Commissione sul trattamento delle esposizioni verso i crediti deteriorati, superando i disallineamenti oggi prospettati. Essenziale è infatti assicurare la coerenza tra i diversi livelli delle fonti normative e il pieno raccordo tra le diverse Autorità europee”.

Di qui l’auspicio dell’Abi affinché si arrivi al più presto ad una stabilizzazione e semplificazione del quadro normativo europeo, “condizione per garantire il giusto bilanciamento tra esigenze di stabilità e di crescita e dare alle banche europee certezza giuridica”. Per questo l’Abi, in vista dell’iter di approvazione, chiede che il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione valutino le proposte della Commissione tenendo conto degli impatti sulle imprese e sull’erogazione del credito sulla base di una analisi costi-benefici delle singole misure proposte. “Gli automatismi nella valutazione delle garanzie, le rigidità sulle possibilità di adottare misure di sostegno alle piccole e medie imprese e alle imprese in temporanea difficoltà, se non adeguatamente considerate, avrebbero un effetto prociclico, incidendo negativamente sulla ripresa in atto”, viene sottolineato.

Nel corso dell’iter legislativo europeo l’Abi assicura che fornirà la sua collaborazione “offrendo proposte costruttive”.

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