Mer 23 Settembre 2020 — 01:34

Banche: febbre da fusione per Unicredit, Banco Bpm, Bper, Mps, Crédit Agricole



La svolta nell’operazione Intesa-Ubi mette in moto le inevitabili speculazioni su quale potrebbe essere la prossima mossa nel consolidamento bancario

fusione unicredit banco bpm

La svolta nell’operazione Intesa-Ubi ha messo in moto le inevitabili speculazioni su quale potrebbe essere la prossima mossa nel nuovo risiko bancario ai tempi del Covid-19. Le banche osservate speciali sono praticamente tutte le altre rimaste sul mercato, con Unicredit e Banco Bpm accreditate per la prossima maxi fusione, ma anche Bper, Mps, il Crédit Agricole Italia, fra le altre.

Ipotesi fusione Unicredit Banco Bpm

In particolare, a poche ore dal rialzo dell’offerta di Intesa Sanpaolo su Ubi, cioè della prima sulla quarta banca italiana, sono emerse indiscrezioni su un possibile nuovo matrimonio fra big del mercato. Tre settimane fa, secondo quanto scrive il quotidiano Il Messaggero, si sarebbe svolto un duplice vertice tra Unicredit e Banco Bpm.

Gli incontri, secondo la ricostruzione di stampa che le due banche non commentano, sono avvenuti a qualche giorno di distanza. Il presidente di Unicredit Cesare Bisoni avrebbe invitato il suo omologo Massimo Tononi, mentre il ceo Jean Pierre Mustier avrebbe ricevuto Giuseppe Castagna.

banco bpm cda tononi

Massimo Tononi

Fusione Unicredit Banco Bpm sarebbe “amichevole”

Unicredit avrebbe quindi un approccio amichevole, a confronto del braccio di ferro innescatosi tra Intesa e Ubi, e anche il cda di Piazza Gae Aulenti avrebbe discusso dell’argomento M&A, rimasto finora rigorosamente fuori dai programmi di Mustier e dal piano industriale che sarà comunque rivisitato tra fine anno e l’inizio del 2021.

Unicredit, unico istituto italiano con un’importante presenza europea (dalla Germania e Austria al Centro Est Europa), è stata negli ultimi anni al centro di ipotesi di fusione con banche come Commerzbank, la stessa Société Générale. Ma ora sarebbe stata presa in considerazione l’idea di ampliarsi in Italia.

Mustier secondo il Messaggero avrebbe fatto cenno all’ipotesi di riassetto organizzativo del gruppo in cantiere da almeno un anno con la nascita della subholding italiana, sotto la quale verrebbero trasferite le partecipazioni estere. Alla holding continuerebbero a far le 2.700 filiali italiane, mentre Banco Bpm attualmente possiede una rete di 1.750 sportelli.

Il caso Mps

Lo stesso ente antitrust ha messo in guardia sui rischi per la simmetria tra Unicredit e Intesa, dopo l’acquisizione di Ubi da parte di quest’ultima, che ne cederà comunque 532 sportelli a Bper.

In generale è però soprattutto la Bce a spingere per le fusioni, in un’ottica anche di sostegno adeguato all’economia afflitta dal terribile impatto del Covid-19.

alberto nagel mediobanca

Alberto Nagel

Per Banca Mps il Tesoro vede inoltre l’opportunità di ritirarsi dal capitale dell’istituto salvato nel 2017. E per questo il cda ha arruolato nei giorni scorsi l’advisor Mediobanca. Finora è stata smentita una fusione tra Mps e Banco Bpm, ma c’è chi punta ancora su questa possibilità (fra cui proprio il Messaggero) in virtù dei buoni rapporti che intercorrono tra il presidente di Bpm Tononi, la banca senese e il ceo di Mediobanca, Alberto Nagel.

Un ruolo per Bper e/o Crédit Agricole

Oltre alla potenziale fusione Unicredit Banco Bpm e a Mps, il mercato guarda anche alle mosse di Bper, già in primo piano nell’ops Intesa-Ubi con l’acquisizione di ben 532 filiali, ma il cui primo azionista Unipol è tuttora interessato ad altre operazioni. Anche il ceo di Unipol è in buoni rapporti con Nagel, e recentemente il gruppo assicurativo è tornato nel capitale di Mediobanca.

L’ipotesi del mercato è quindi un’aggregazione con il Monte dei Paschi di Siena, mentre un’altra suggestione mette assieme anche Banco Bpm per dare vita a un nuovo super polo bancario.

Né si può escludere un ruolo nel consolidamento per la divisione italiana del Crédit Agricole, per il quale si era perfino ragionato su un matrimonio con Ubi.

Da ricordare infine che nel “club” delle cenerentole rientrano anche il Creval, Banca Popolare di Sondrio, Credem, Banco Desio, mentre Carige secondo i piani toccherà in dote a Cassa Centrale Banca (Ccb).

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