Mar 25 Giugno 2019 — 22:34

Banche, da Francia e Germania sgambetto sugli Npl



Nel cosiddetto Patto di Meseberg tra Merkel e Macron linea dura sui crediti deteriorati. I rischi legati ai derivati degli istituti tedeschi e francesi sarebbero invece condivisi dai partner europei

Fa discutere in queste ore quello che viene definito il Patto di Meseberg, stretto tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron per mettere a punto una riforma dell’Eurozona e tentare di rilanciare il progetto di integrazione.

Francia e Germania avrebbero preso accordi che riguardano anche le banche, concentrandosi sul tema dei crediti deteriorati (npl) che rappresentano una nota dolente soprattutto per gli istituti italiani. I due leader nel documento ignorano invece i rischi legati ai titoli illiquidi (derivati potenzialmente “tossici”) tipici invece proprio delle banche francesi o tedesche.

L’argomento circolava già ieri mattina nelle sale operative e secondo alcuni sarebbe all’origine delle vendite sulle banche che hanno visto ieri appunto un’ondata di realizzi sul comparto largamente rappresentato a Piazza Affari.

In realtà è più probabile che ieri le banche abbiano scontato la nuova improvvisa fiammata dello spread, allargatosi di una ventina di punti. Ma resta il fatto che la diplomazia italiana dovrà guardarsi da queste nuove manovre del tandem franco-tedesco.

In particolare, la bozza Merkel-Macron sulle banche sposa la linea dura cara alla vigilanza Bce guidata da Danièle Nouy. Infatti Germania e Francia vorrebbero introdurre un obiettivo di riduzione dei crediti deteriorati lordi al 5% – fine ultimo del famoso Addendum Bce – e di quelli netti al 2,5% dei prestiti totali. Attualmente la media nei bilanci degli istituti italiani è rispettivamente dell’11% e del 6%.

Nessun riferimento invece ai titoli illiquidi la cui valutazione viene indicata in modo arbitrario dalle singole banche, sfuggendo così alle forche caudine della Bce, a partire dagli stress test che si svolgono in queste settimane.

Si tratta di 3.600 miliardi che a fronte di svalutazioni, se non di un totale azzeramento, potrebbero innescare un terremoto finanziario di dimensioni senza precedenti. Una minaccia potenzialmente più grave degli Npl, i cui rischi sarebbero però condivisi a livello comunitario.

Intanto oggi le banche italiane centrano un rimbalzo, con l’indice di settore che segna a Piazza Affari +1,4% trainato dal +7% di Bper con le manovre in corso di Unipol.

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