Dom 24 Marzo 2019 — 02:45

Banca Ifis crolla, Furstenberg dà il benservito all’ad Bossi



L’azionista di maggioranza ha silurato il manager capace di rendere l’istituto una realtà di spicco soprattutto nel campo della gestione delle sofferenze bancarie.

Bossi-Ifis

Azioni Banca Ifis in decisa sofferenza a Piazza Affari dopo il “licenziamento” dello storico amministratore delegato Giovanni Bossi, da 24 anni all’istituto basato a Mestre.

In particolare Sebastien Egon Furstenberg, presidente de La Scogliera, maggior azionista dell’istituto veneto con oltre il 50% del capitale, ha comunicato personalmente a Bossi la sua decisione di non inserirlo nella lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione.

Bossi, che ancora non ha definito un accordo sul riconoscimento di una buonuscita, ha comunque accettato di rimanere in carica fino al 19 aprile, giorno di riunione dell’assemblea con all’ordine del giorno non solo il rinnovo del consiglio ma anche l’approvazione del bilancio. “Al fine di garantire un ordinato passaggio di consegne, l’amministratore delegato ha assicurato, come da espressa richiesta dell’azionista di maggioranza, la piena disponibilità ad accompagnare la banca fino all’assemblea di approvazione del bilancio e di nomina dei nuovi organi sociali”, si legge infatti nella nota diffusa nel fine settimana.

Le ragioni che hanno spinto Furstenberg, nipote dell’avvocato Gianni Agnelli, a dare il benservito al banchiere ancora non si conoscono anche se qualcuno ipotizza che il divorzio possa essere legato a ipotesi di riassetto societario o comunque di ricambio generazionale ai vertici.

Bossi, tra l’altro titolare del 3,4% circa di Banca Ifis, lascerà l’istituto dopo 24 anni e dopo averla guidata su un percorso di continua crescita capace di rendere Banca Ifis una delle realtà di spicco soprattutto nel campo della gestione delle sofferenze.

Attualmente l’istituto conta su una capitalizzazione di oltre 1 miliardo di euro, quasi 1.800 dipendenti e un solido bilancio, come dimostrato dalla recente diffusione dei dati sul 2018, chiuso con un utile netto di 146,8 milioni di euro, comunque in calo del 18,8% rispetto al 2017, un margine di intermediazione salito del 9,7% a 576,5 milioni e la proposta di un dividendo in crescita del 5% a 1,05 euro per azione.

“Lascio una banca solida, performante, redditizia e con una squadra fantastica di professionisti competenti, giovani e preparati in grado di proseguire senza alcun problema i programmi attuali e quelli che verranno”, è stato il commento di Bossi.

Non sarebbe stato trovato al momento un accordo sulla buonuscita del manager.

Questa sera Banca Ifis comunicherà il nome del successore da inserire nella lista di maggioranza che sarà sottoposta all’assemblea. L’istituto specifica inoltre che la nuova “azione manageriale” punterà al necessario “consolidamento e razionalizzazione della crescita per linee esterne efficacemente realizzata negli ultimi anni, con particolare riferimento al prosieguo dell’attività core legata all’acquisto, la gestione e il recupero degli Npl”.

Gli analisti di Mediobanca Securities ritengono che la ragione del licenziamento di Bossi potrebbe essere “dovuta alla diversa visione con l’azionista di maggioranza sulla riorganizzazione del gruppo per evitare le penalizzazioni sul capitale regolamentare causate dalla presenza della holding La Scogliera”.

A Piazza Affari la notizia è stata accolta in modo estremamente negativo: le azioni hanno aperto la seduta con un crollo del 7,67%.

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