Mer 30 Novembre 2022 — 00:44

Azioni Mps a picco dopo l’aumento: banche e nuovi azionisti in fuga



L’operazione ha attirato una pattuglia di investitori, seppure molti dei quali “obtorto collo”, che si traduce in una mappa degli azionisti insolitamente variegata per la banca che dal 2017 è controllata dal Tesoro

mps ucraina

Azioni Mps a picco all’indomani della chiusura dell’aumento di capitale da 2,5 miliardi. Una volatilità peraltro attesa, in quanto le banche del consorzio, affiancate da Algebris, non avrebbero ragione di attendere per riversare sul mercato le azioni rimaste nel loro portafoglio.

Azioni Mps in difficoltà

Le azioni Mps crollano, con la quotazione che si allontana sempre più dai 2 euro del prezzo dell’operazione, mentre l’istituto informa che l’aumento si è completato con l’integrale sottoscrizione delle nuove azioni. Ieri, a conclusione dell’esercizio dei diritti la quota raggiunta era del 96,3%, e il residuo 3,7% dell’aumento di capitale, come nelle attese, sarebbe stato sottoscritto dalle banche del consorzio di garanzia. Questa mattina, come preannunciato, è stata data comunicazione circa l’avvenuta sottoscrizione delle azioni di nuova emissione rivenienti dall’aumento  per il controvalore complessivo di 2.499.331.296 euro. Il nuovo capitale sociale di Banca Monte dei Paschi di Siena, si legge in una nota, risulta quindi pari a 7.453.450.788,44 euro, suddiviso in 1.259.689.706 azioni ordinarie prive di indicazione del valore nominale. Le otto banche del consorzio di garanzia sono Bofa, Citi, Credit Suisse, Santander, Barclays, Socgen e Stifel.

Gli analisti fanno notare che il plateau di investitori che hanno sottoscritto le minoranze dell’aumento è molto eterogeneo. Come spiegano gli esperti di Bestinver, considerando che Mps non può distribuire dividendi nè procedere a un buyback, l’ipotesi è che la maggior parte degli investitori possa voler vendere le proprie azioni, soprattutto se si tratta delle banche che hanno costituito il consorzio o di fondazioni/fondi.

E questo nonostante siano ripartite le speculazioni su una futura fusione per Mps.

Mps, nuovi azionisti

L’aumento di capitale Mps che si è appesa concluso ha attirato una pattuglia di investitori, seppure molti dei quali “obtorto collo”, che si traduce in una mappa degli azionisti insolitamente variegata per la banca che dal 2017 è controllata dal Tesoro.

Dopo il Mef (64%) il secondo maggiore azionista di Mps risulta al momento Axa, il partner francese di bancassicurazione che in qualità di sub-underwriter ha messo sul tavolo 200 milioni e ora dovrebbe detenere circa l’8% della banca semese. Le fondazioni bancarie si attesterebbero intorno al 3%. Fra gli enti che hanno puntato sull’aumento, figurano Cariplo e Compagnia San Paolo con 10 milioni a testa, Crt e CariCuneo con rispettivamente fino a 5 e 3 milioni, nonché la Fondazione Mps (10 milioni), CariFirenze (10 milioni), Lucca (7 milioni) e Pistoia e Pescia (3 milioni).

Complessivamente, secondo quanto ricostruisce oggi MF-Milano Finanza, questo blocco avrà circa il 3% della banca, una quota vicina a quella che sarà detenuta da Pimco. L’asset manager americano è intervenuto nell’aumento di capitale soprattutto a tutela del pacchetto di obbligazioni subordinate acquistato negli anni scorsi e messo a rischio da un eventuale burden sharing. La Algebris di Davide Serra e Ion Group di Andrea Pignataro hanno entrambe il 2% a fronte dei 100 milioni versati complessivamente. I soci che si posizioneranno sotto questa soglia non avranno obbligo di comunicazione a Consob, anche se i loro investimenti sono stati significativi. Le casse di previdenza per esempio (Enpam e Inarcassa) hanno in pugno circa l’1,2% a fronte della trentina di milioni versati. Anima invece possiede l’1%.

In Borsa però è un bagno di sangue: alle ore 10,58 le azioni B.Mps crollano con un -16,88% a 1,5294 euro.

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