Gio 09 Luglio 2020 — 16:52

Atlantia alla stretta finale su dossier Autostrade



Lettera Ue accusa il governo. Intanto nelle trattative tutte le ipotesi restano aperte, fra i nodi anche la valutazione del 51% di Aspi

Atlantia autostrade

Atlantia alla stretta finale sul dossier Autostrade. Mentre si avvicina la scadenza del 30 giugno, entro cui il governo è chiamato a prendere una decisione sulla concessionaria autostradale, la holding dei Benetton ha inviato una lettera alla Commissione europea in cui accusa l’esecutivo italiano in merito a pressoché ogni aspetto di come è stata gestita la vicenda, che origina dal crollo del Ponte Morandi sul Polcevera che il 14 agosto 2018 provocò a Genova la morte di 43 persone. Intanto le trattative, che vedrebbero su posizioni diverse ministero dell’Economia e Palazzo Chigi, lasciano ancora aperto un ampio ventaglio di possibilità.

Atlantia, su Autostrade scrive lettera a Ue

Atlantia, si è appreso nella mattinata di oggi 18 giugno, ha inviato una lettera al vice presidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, accusando il governo italiano di aver violato le norme europee. In particolare, secondo un’anticipazione del Financial Times, i vertici della holding infrastrutturale dei Benetton lamentano che le norme del Milleproroghe hanno permesso al governo di “ridurre drammaticamente” la compensazione (penale) riconosciuta al gruppo nel caso di revoca anticipata al contratto di Autostrade per l’Italia (Aspi).

Inoltre Atlantia punta il dito contro il cambiamento del meccanismo per stabilire i pedaggi autostradali. E accusa anche il governo di forzarla a vendere la sua quota di maggioranza in Autostrade a Cdp “a una valore ridotto creando un danno significativo a migliaia di investitori italiani e stranieri”.

Nella lettera il presidente di Atlantia, Fabio Cerchiai, e l’amministratore delegato Carlo Bertazzo chiedono a Bruxelles di prendere “iniziative rapide e decise” con le autorità italiane “per far fronte alla violazione delle norme Ue”, lamentando sopratutto il potenziale mancato rispetto dei contratti e delle economie di libero mercato.

Autostrade, le ipotesi su concessione

I Benetton alzano quindi la posta quando mancano meno di due settimane alla data indicata del 30 giugno per stabilire la sorte del gestore di 3.000 chilometri di autostrade in Italia.

Le indiscrezioni si sprecano, come quelle che indicano Macquarie fra i soggetti interessati a rilevare una quota di Aspi, a fianco di Cdp, anche se il fondo australiano avrebbe ora concentrato le sue attenzioni su Open Fiber e i futuri piani di rete unica targati Tim.

Lo stato delle trattative viene descritto oggi in una ricostruzione del Corriere della Sera, secondo cui il negoziato si è spostato al Tesoro, gestito dal ministro Roberto Gualtieri. Si tratterebbe di un tavolo tecnico con i vertici di Atlantia, Carlo Bertazzo in primis, per costruire un compromesso che eviti la revoca della concessione ma sia appunto gradito a tutte le parti.

Taglio delle tariffe

Uno dei nodi della discussione è rappresentato dal taglio delle tariffe del 5% all’anno, secondo il modello concepito dall’authority dei Trasporti che ritiene di dover abbassare del 3% il tasso di remunerazione sul capitale investito, troppo alto rispetto ai riferimenti internazionali, scrive il Corriere.

Atlantia-Autostrade l’accetterebbe solo per i primi 5 anni, mentre il Tesoro la chiede per tutta la concessione, fino al 2038. Il premier Giuseppe Conte la vincola al cambio di controllo che porterebbe il tandem F2i (che costituirebbe un nuovo veicolo a chiamata avendo già
raccolto l’interesse di fondazioni bancarie, casse previdenziali e assicurazioni come Poste Vita che lo sottoscriverebbe per 400 milioni) e Cassa Depositi al 51% di Autostrade. E la holding Atlantia (che ora ne detiene l’88%, il restante 12% fa capo ai cinesi di Silk Road ed Allianz) in posizione di minoranza al 49%.

Quanto vale il 51% di Autostrade

C’è poi la questione dell’articolo 35 del Milleproroghe, che riduce la potenziale compensazione per i Benetton, ma il governo non vorrebbe arretrare su una legge appena convertita in Parlamento.

Come emerge anche dalla lettera a Bruxelles, le parti sono inoltre lontane sulla valutazione del 51% di Autostrade. Fonti finanziarie citate dal quotidiano di Via Solferino parlano di una valutazione di circa 5 miliardi perché Aspi, col nuovo quadro normativo, varrebbe circa 10/11 miliardi, al netto del debito da 9 miliardi. Valutazione lontana dai 14/15 miliardi dell’epoca pre-milleproroghe e ante crollo del viadotto Morandi.

Tornando alla riduzione delle tariffe, alla luce anche degli investimenti promessi per 14,5 miliardi, una delle possibili soluzioni sarebbe concordare un numero di anni senza arrivare alla scadenza del 2038. L’altra, sempre secondo le indiscrezioni di stampa, sarebbe quella “spalmare” i tagli estendendo la concessione oltre il 2038: la proposta è della task force di Colao.

Intanto in Borsa alle ore 11,49 le azioni Atlantia segnano +2,42% a 15,03 euro, con il Ftse Mib a +0,4%.

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