Sab 23 Gennaio 2021 — 23:47

Assemblea Carige: verso affluenza record, caccia alle deleghe



La banca ha comunicato che le richieste di emissione del “biglietto” di partecipazione hanno superato quota 10mila. Resta però l’incertezza legata alle mosse di Malacalza, ma anche sulla scelta dei piccoli azionisti

carige apollo

L’assemblea Carige di venerdì prossimo 20 settembre è destinata a vedere un’affluenza record. La banca ha comunicato oggi che le richieste di emissione del “biglietto” hanno già superato quota 10mila, fra soci che si presenteranno in proprio o per delega. Un numero elevato che fa pensare al superamento del quorum del 20% necessario per la validità dell’assemblea, ma non rappresenta una garanzia dell’approvazione del maxi aumento di capitale da parte dei due terzi dei presenti.

Carige, battaglia di deleghe

Le incognite restano e sono principalmente legate alle mosse dell’attuale primo azionista Malacalza Investimenti (con la sua quota introno al 27,5%) ma bisognerà anche vedere quali saranno le scelte dei piccoli azionisti, che nonostante il premio promesso dai commissari e dalle banche del Fitd, sono tutt’altro che scontate.

Non a caso, fra le varie sollecitazioni di deleghe di voto, a fianco di una promossa dalla banca, compare quella della piccola azionista Francesca Corneli, che invita apertamente alla votazione contro e “non approvazione” del piano. Un altro socio, Franco Corti, “dissidente” dell’associazione Azione Carige guidata da Silvio De Fecondo, si è schierato per il “no” e assicura di avere raccolto in quattro giorni adesioni vicine all’1% del capitale, superando così agevolmente lo 0,70% coagulato dalla stessa storica associazione di piccoli soci.

Cosa dice il fronte del no

Il voto positivo, avverte fra l’altro Corti, intervistato recentemente dal Secolo XIX, preclude “la possibilità di tentare una qualsiasi rivalsa”. Sul sito Vocedegliazionisti.it il piccolo azionista mette in guardia dalla potenziale perdita di valore: nel caso in cui la ricapitalizzazione fosse approvata, spiega, “insorgerebbe l’obbligo del prospetto informativo, in cui si dovrebbe precisare che l’opzione call, sottoscritta per permettere a CCB di acquistare a sconto del 47%, potrebbe mantenere il titolo intorno al 53% del prezzo di adesione alla ricapitalizzazione, almeno sino al totale esercizio del diritto d’acquisto. Solo allora il titolo potrebbe allinearsi al valore di adesione alla ricapitalizzazione. Ma perché un azionista dovrebbe partecipare a una ricapitalizzazione in cui spende 100 se dopo l’adesione avrebbe la possibilità di comprare intorno a 53?”.

Complessivamente, i piccoli azionisti Carige pesano per almeno il 40% del capitale.

Malacalza ago della bilancia

Si prospetta quindi una battaglia durissima, che vede fra l’altro gli stessi dipendenti in prima linea. L’ultimo appello dei sindacati risale solo alla giornata di ieri.

I cinque segretari delle principali sigle “unitariamente” auspicano “una massiccia partecipazione all’assemblea al fine dell’approvazione del rafforzamento patrimoniale che consenta di dare operatività a Carige, permettendo un rilancio della banca a beneficio dei lavoratori e dei territori in cui opera”.

Il proxy Glass Lewis ha invitato i fondi a votare “sì” vista “la mancanza di sostanziali alternative”, così come l’altro consulente Iss.

I commissari, rivolgendosi alla platea dei piccoli soci, hanno messo in guardia che senza il buon esito dell’operazione il rischio è quello della liquidazione o della risoluzione.

L’ago della bilancia resta comunque la famiglia Malacalza. Se il primo azionista decidesse di partecipare e di votare contro, o astenersi (che vale come voto contrario) l’intera operazione sarebbe bocciata. A meno di piani B, come quelli che sarebbero al vaglio di Bce e Bankitalia, fra cui una possibile ripetizione del voto “sterilizzando” quella dei Malacalza.

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