Dom 19 Settembre 2021 — 06:55

Assemblea Atlantia, ok a vendita Autostrade. Si aprono scenari M&A



La holding si prepara alla svolta, possibili nuove acquisizioni ma anche di diventare un target per un concorrente straniero

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L’assemblea degli azionisti di Atlantia ha approvato con il voto favorevole di 1.129 azionisti, pari all’86,86% del capitale sociale rappresentato, la cessione dell’intera partecipazione detenuta in Autostrade (88%) al consorzio costituito da Cdp Equity, Blackstone Group international partners e Macquarie European Infrastructure Fund.

All’assemblea ordinaria di Atlantia, che si è riunita sotto la presidenza di Fabio Cerchiai, l’intervento dei soci ha registrato la partecipazione di 1.201 azionisti pari al 70,39% del capitale sociale della società. L’assemblea ha avuto luogo esclusivamente tramite il Rappresentante Designato come da regole Covid.

Hanno espresso voto contrario 60 azionisti pari al 12,75% del capitale rappresentato e si sono astenuti 12 azionisti pari allo 0,39% del capitale rappresentato.

Ottenuto il verdetto dell’assemblea, il cda di Atlantia si riunirà il prossimo 10 giugno per le valutazioni e deliberazioni finali.

L’offerta di Cdp-fondi, si ricorda, valuta il 100% di Aspi 9,1 miliardi e riconosce una ticking fee del 2% annuo che farebbe salire la valorizzazione a circa 9,3 miliardi. Se si sommano anche le componenti aggiuntive, il prezzo si avvicina ai 9,5 miliardi della parte bassa della forchetta indicata dagli advisor indipendenti ad Atlantia.

Per Aspi si era fatto avanti anche il gruppo Acs di Florentino Pèrez, con una proposta accolta con scetticismo dagli analisti.

I proxy advisor Glass Lewis, Iss e Frontis avevano invitato gli azionisti di Atlantia ad accettare l’offerta. Era dato per scontato il voto favorevole di Edizione (la “cassaforte” dei Benetton, che tramite Sintonia possiede il 30,25% di Atlantia) e Fondazione Crt (5,51%), mentre potrebbe unirsi anche il fondo sovrano di Singapore Gic (8,29%).

L’operazione, che scaturisce dal tragico crollo del Ponte Morandi che il 14 agosto 2018 provocò 43 morti, ha naturalmente una valenza storica.

Atlantia e i Benetton si separano infatti da un asset cruciale, ereditato a suo tempo dalla privatizzazione di Autostrade. Probabile la conferma dell’ad Carlo Bertazzo, secondo quanto scrive oggi l’inserto Affari & Finanza di Repubblica.

Il compito del manager sarà quello di reinventare i confini del gruppo in un momento in cui le autostrade e gli aeroporti del mondo sono messi a dura prova dal Covid.

Se si somma la cassa che arriverà a dicembre dalla vendita dell’88% di Aspi, alla quota che la società ha in altre attività quotate come il 15,5% di Getlink (la società che gestisce il tunnel sotto la Manica e vale 1,1 miliardi) e il 15,9% del costruttore tedesco Hoctief (altri 0,8 miliardi), Atlantia ha 7,2 miliardi di attività liquide, pari a metá della capitalizzazione (o a 8,8 euro per azione).

Una simile dotazione di cassa potrebbe essere un vantaggio per cogliere le occasioni che si presentassero con la crisi, ma Atlantia potrebbe anche trasformarsi da predatore a target di acquisizioni.

Il primo indiziato è Vinci, secondo la ricostruzione di stampa. Il gruppo francese delle costruzioni e delle concessioni, tuttavia, in marzo ha annunciato un piano industriale che punta sulla transizione energetica (di qui l’acquisizione di Cobra da Acs) più che a autostrade e aeroporti come quelli della holding infrastrutturale italiana.

In Borsa alle ore 15,53 le azioni Atlantia segnano +3,16% a 16,145 euro.

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