Mar 25 Giugno 2019 — 22:33

Alitalia: governo in pressing su Poste e Fincantieri, torna ipotesi Cdp



Vertice in vista tra governo e Ferrovie per tentare di stringere sul salvataggio della compagnia. Le ultime news infatti sono tutt’altro che rassicuranti

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Vertice in vista tra governo e Ferrovie per tentare di stringere sul salvataggio di Alitalia. Le ultime news infatti sono tutt’altro che rassicuranti. Le Fs, quando mancano due settimane alla scadenza del termine di fine aprile, faticano a mettere assieme una compagine azionaria per il rilancio della compagnia tricolore. Al punto che l’esecutivo sarebbe intenzionato a tornare in pressing su Poste e Fincantieri, fra le partecipate pubbliche, ma anche sulla Cdp in deroga al suo statuto che impedisce alla cassa di investire su aziende in perdita.

Il summit dovrebbe svolgersi domani tra il premier Giuseppe Conte e l’ad di Ferrovie Gianfranco Battisti, secondo quanto ha scritto nel fine settimana il Messaggero o comunque a giorni. Un modo per stringere i tempi dopo il rifiuto di Atlantia, contattata nella speranza di un suo intervento nonostante i rapporti tesi con il governo, di partecipare alla nuova Alitalia.

Atlantia negli auspici di Fs avrebbe dovuto accollarsi una quota di almeno il 30-35%, dal momento che l’unico partner industriale finora individuato è l’americana Delta, cui viene attribuita una potenziale partecipazione del 10-15%, mentre con il 30% che dovrebbe toccare alle Ferrovie e un 15% del Mef dsi arriverebbe a malapena al 60%.

Ma la hoiding infrastrutturale della famiglia Benetton, che controlla fra l’altro Adr (Areoprti di Roma), ha preferito non partecipare alla nuova cordata. Per questo il pressing dovrebbe ora tornare a spostarsi sulle grandi aziende a controllo pubblico, fra cui appunto le Poste Italiane e Fincantieri, che vedono la Cdp azionista rispettivamente al 35% e al 71%.

Per convincere queste società quotate il governo farebbe leva sull’azzeramento del debito della nuova Alitalia. Inoltre, secondo quanto scrive il Messaggero, l’esecutivo starebbe tentando di convincere la Cassa a scendere in campo aggirando i paletti dello statuto. E questo nonostante i recenti strali di Giuseppe Guzzetti, a nome delle fondazioni che detengono circa il 16% della Cdp.

Un fallimento restituirebbe la palla nel campo dei commissari, che hanno una strada obbligata: “Per legge – ha spiegato recentemente il commissario Daniele Discepolo in audizione – , se i commissari non riescono a cedere la compagnia devono metterla in liquidazione, non ci sono alternative”. E alla finestra, ad attendere, c’è anche Lufthansa, con il suo piano già definito “lacrime e sangue” poiché comporterebbe fino a 6.000 esuberi.

A chiedere chiarezza sono anche i sindacati, che giovedì avranno un incontro informale con i commissari straordinari e che sono pronti ad una nuova mobilitazione senza una convocazione da parte dell’esecutivo.

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