Gio 22 Agosto 2019 — 03:35

Mps, i dubbi di un lettore sul profilo Mifid



La segnalazione di un ex obbligazionista coinvolto nel burden sharing, che ora ha fatto ricorso all’arbitro Consob

A redazione@finanzareport.it riceviamo una nuova segnalazione sul cosiddetto burden sharing, il meccanismo che ha coinvolto nel 2017 un’ampia e variegata platea di obbligazionisti Mps, contribuendo in misura decisiva a salvare la “banca più antica del mondo”. Il lettore, un investitore al dettaglio, era titolare di un’obbligazione subordinata convertita in azioni, e per cui non è stato previsto il ristoro. Ora ha presentato ricorso all’arbitro Consob (clicca qui per sapere come funziona l’Acf) e pone alcune domande sulla profilatura Mifid. Risponde in modo articolato il “nostro” Carmelo Catalano.

“Tempo fa ho mandato le mie motivazioni sulla ricapitalizazione precauzionale in Mps dove purtroppo mi trovo coinvolto anche io come obbligazionista subordinato.
Leggendo le motivazioni delle persone come me che vi scrivono, e le risposte che gli date, mi avete dato un ottimo suggerimento per come farmi sentire ricorrendo all’Acf.

Ho mandato il mio reclamo a Mps e puntualmente dopo 60 giorni mi ha risposto che è tutto regolare, il giorno dopo ho mandato il mio ricorso all Acf che è stato protocollato e spedito immediatamente a Mps.
Io non so come andrà a finire ma vi ringrazio per il consiglio e visto che vi scrivo questa mail vorrei dei chiarimenti sul profilo mifid. Il 24 aprile 2015 Silvia operatrice Mps mi fa il profilo Mifid obbligatorio come cliente al dettaglio, facendomi investire una ingente somma in una subordinata Mps 2020 5%. Io informandomi su vari siti vedo che il cliente al dettaglio ha la massima protezione sull’investimento. La mia domanda è: come fa una banca a vendere titoli cosi rischiosi a clienti con profilo Mifid cliente al dettaglio? Io sono di Arezzo e sapete bene quanto questo territorio sia stato sotto l’effetto mediatico con Bpel.

– Per quale motivo i risparmiatori devono essere coinvolti in investimenti dove il profilo MIFID li esclude?

– Per quale motivo la banca o le banche anno violato indistintamente una legge europea molto chiara per la tutela del risparmio?
– Per quale motivo le banche hanno vivamente consigliato certi prodotti? Io lo posso dire con certezza.

– Per quale motivo lo stato Italiano è stato cieco di fronte ai risparmiatori coinvolti compreso la commissione europea?

– Per quale motivo è stato fatto di tutto per salvare le banche e i suoi consapevoli operatori?

Dal mio punto di vista strettamente personale e come persona coinvolta credo che qui siamo di fronte alla più grande truffa organizzata a favore delle banche a danno dei piccoli risparmiatori. Poi se tutto questo rientra nella normalità e nella quotidianità delle cose, me ne farò una ragione.
Scusatemi”.

Lettera firmata

Il gentile lettore ha investito, su consiglio di BANCA MPS, “ingenti somme” in obbligazioni subordinate MPS 2020 5% coinvolte come noto nel burden sharing e convertite in azioni al prezzo di 8,65. Pertanto alle quotazioni attuali delle azioni (supponiamo 3,70 euro) il lettore purtroppo subisce una perdita del 57% circa. Infatti questa tipologia di obbligazioni subordinate LT2, destinate all’origine ad investitori istituzionali ed emesse senza prospetto informativo, non è stata oggetto di ristoro a differenza delle UT2.

Infine il lettore, classificato come cliente al dettaglio in base alla MIFID e in quanto tale meritevole dalla massima protezione, ritiene che la BANCA non avrebbe dovuto consentirgli di acquistare le obbligazioni subordinate in parola perché troppo rischiose.

Il lettore ha già inoltrato reclamo a BANCA MPS e, in seguito al rigetto del reclamo, proposto ricorso all’ACF presso la CONSOB.

Ciò posto veniamo alle risposte ai quesiti posti dal gentile lettore, precisando in via preliminare che è impreciso affermare che la classificazione quale cliente al dettaglio impedisca, in astratto, di acquistare prodotti finanziari molto rischiosi quali ad esempio obbligazioni subordinate, azioni, warrant ecc.

Infatti ai fini della selezione degli investimenti adeguati/appropriati quel che rileva non è tanto il fatto di essere un investitore al dettaglio, quanto la volontà consapevole di esporre un capitale a rischi più o meno elevati in previsione di un maggior rendimento. Volontà consapevole (intesa come cultura finanziaria, cioè conoscenza dei mercati e dei prodotti) che dovrebbe emergere correttamente dalla profilatura MIFID, a sua volta risultante da una serie di elementi contenuti nel questionario MIFID.

Quindi, in mancanza di altre informazioni, dobbiamo presumere che se il lettore ha acquistato le obbligazioni subordinate MPS nell’ambito di un servizio di consulenza è evidente che la BANCA ha ritenuto che l’investimento stesso fosse adeguato, almeno sulla base delle risultanze formali della MIFID, alla situazione del lettore. In questo senso non stupisce che la BANCA, esaminate le risultanze documentali, abbia deciso di rigettare il reclamo del lettore.

Data risposta al quesito specifico del, rispondiamo anche alle domande di carattere più generale, riportando di seguito, per comodità di chi legge, le domande e le relative risposte.

“Per quale motivo i risparmiatori devono essere coinvolti in investimenti dove il profilo MIFID li esclude?”

In effetti il problema, come detto, va posto in termini leggermente diversi. Difficilmente esistono casi in cui i risparmiatori acquistino nell’ambito di un servizio di consulenza prodotti finanziari non coerenti con il profilo MIFID. Sono, invece, frequenti i casi, come emerso dalla giurisprudenza e dalle numerose decisioni dell’ACF, in cui il profilo MIFID venga “costruito ad hoc” per consentire ai risparmiatori di acquistare quei prodotti che la BANCA desidera vendere.

“Per quale motivo la banca o le banche hanno violato indistintamente una legge europea molto chiara per la tutela del risparmio?”

Al netto della generalizzazione del lettore che ci pare un po’ troppo forte, le causali fondamentali delle “forzature” commesse dalle banche sono due:

a) il normale conflitto di interesse tra la banca venditore e il cliente compratore, ognuno desideroso di guadagnare quanto più è possibile;

b) L’asimmetria informativa tra banca e cliente; il cliente non possiede le informazioni per valutare correttamente il valore di quello che la banca gli sta proponendo e spesso non è in grado nemmeno di valutare l’esatta portata del conflitto di interessi della banca.

In linea generale le BANCHE sono imprese e quindi cercano di vendere prodotti con un margine di guadagno (commissioni) molto elevato. Quindi è forte la tentazione di collocare prodotti che le assicurino maggiori commissioni (esempio polizze o fondi comuni invece che ETF) anche se questo maggior costo va inevitabilmente a gravare sul rendimento atteso del cliente.

Questo fenomeno è per certi versi fisiologico. Patologico, invece, è stato il comportamento delle banche poi finite in dissesto che, sotto l’occhio non sempre attento delle autorità di vigilanza, e pur di sopravvivere sono state “costrette” a collocare titoli di capitale bancario molto rischiosi (azioni e obbligazioni junior) presso i risparmiatori al fine rispettare i requisiti patrimoniali imposti dalle autorità di vigilanza.

In questi casi il mercato degli investitori “più informati” non era disposto a comprare quei prodotti perché troppo rischiosi in rapporto al rendimento atteso, e allora le BANCHE per non “gettare la spugna” hanno deciso di collocarli massicciamente presso gli investitori “meno informati.”


“Per quale motivo le banche hanno vivamente consigliato certi prodotti? Io lo posso dire con certezza”.

I motivi li abbiamo elencati sopra e possono essere ascritti alla miscela tra conflitto di interessi e asimmetria informativa tra la BANCA e il risparmiatore.

“Per quale motivo lo stato Italiano è stato cieco di fronte ai risparmiatori coinvolti compreso la commissione europea?”

In realtà e in tutta onestà né lo Stato italiano né la Commissione europea sono stati completamente ciechi di fronte ai risparmiatori. Infatti sono stati tutelati al 100% i depositanti e i titolari di obbligazioni ordinarie. Per gli obbligazionisti subordinati sono stati autorizzati, emanati e tuttora in corso di esecuzione, provvedimenti volti al ristoro delle perdite subite.

Per certi versi le cose hanno seguito un ordine naturale. I dissesti bancari hanno coinvolto solo i prodotti finanziari naturalmente più esposti al rischio di impresa bancaria, e nello specifico le azioni e le obbligazioni subordinate. Il problema non di poco conto è stato che questi prodotti erano presenti in portafogli dove in linea teorica presenti non dovevano essere. Vale a dire nei portafogli di investitori non consapevoli del rischio specifico di questi prodotti e per importi molto elevati in percentuale del patrimonio posseduto. Ragion per cui il dissesto di una singola banca ha determinato perdite molto elevate del patrimonio familiare, cosa che non dovrebbe mai verificarsi se si rispettano le regole che prescrivono una opportuna diversificazione degli investimenti.

In ogni caso poiché si trattava di prodotti molto rischiosi prima di procedere al ristoro è necessario accertare caso per caso, anche presuntivamente, che l’investimento non fosse speculativo e che quindi effettivamente i prodotti siano stati acquistati in violazione delle norme specifiche che regolano la materia, in pratica che ci sia stato mis-selling.

“Per quale motivo è stato fatto di tutto per salvare le banche e i suoi consapevoli operatori?”

Le banche sono state salvate perché si è ritenuto evidentemente che il costo del “salvataggio” fosse notevolmente inferiore al costo del “fallimento”. Per quel che riguarda, invece, i suoi “consapevoli operatori” va operata un netta distinzione, quanto a graduazione di responsabilità, tra i vertici che impartivano le disposizioni e l’area operativa che doveva eseguirli. Non è questa la sede, anche per ragioni di spazio, per esprimere giudizi approfonditi. Però in linea generale si può senz’altro convenire sul fatto che banchieri e bancari abbiano goduto di un trattamento privilegiato rispetto ad amministratori e dipendenti della miriade società anch’esse travolte dalla crisi che ha investito il paese, ma operanti in altri settori.

Dott. Carmelo Catalano

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