Lun 18 Febbraio 2019 — 02:04

Diamanti in banca, che cosa fare per recuperare l’investimento?



La domanda di un lettore rimasto “scottato”. Ecco le vie da percorrere secondo il nostro esperto

La questione dei diamanti d’investimento venduti allo sportello di banca, più volte trattata da Finanza Report e al centro recentemente di nuovi casi di richieste danni, oltre che di un memorandum di Banca d’Italia, è oggetto di una segnalazione di un lettore a redazione@finanzareport.it. Vediamola qui di seguito. Più sotto, la risposta del “nostro” Carmelo Catalano.

“Spett.Le redazione, ho investito in diamanti tramite la mia banca, ma ho scoperto in seguito alle trasmissioni televisive che il prezzo di acquisto da me pagato è elevato. Ho cercato, tramite la banca, di rivendere il diamante al prezzo al quale lo ho acquistato o di restituirmi la somma versata. Finora la banca non mi ha risposto ma in filiale mi assicurano che si troverà una soluzione insieme alle associazioni dei consumatori. Vorrei chiedere al vostro esperto cosa posso fare, se devo per forza rivolgermi a un legale oppure ad un’associazione dei consumatori”.


In risposta al gentile lettore evidenziamo che la vicenda della vendita di diamanti in banca ha avuto un certo risalto mediatico in seguito al servizio televisivo di Report del 17/10/2016. Successivamente l’Agcm (Autorità garante della concorrenza e del mercato meglio nota come Autorità Antitrust) ha aperto sulla questione due distinte istruttorie relative a due società che vendevano i diamanti tramite il canale bancario.

In entrambi i casi all’esito dell’istruttoria l’Autorità ha ritenuto gravemente ingannevoli e omissive le modalità di offerta dei diamanti da investimento da parte di IDB S.p.A. e DPI S.p.A., anche attraverso gli istituti di credito con i quali rispettivamente operavano: Unicredit e Banco BPM (per IDB); Intesa Sanpaolo e Banca Monte dei Paschi di Siena – Mps (per DPI).

I profili di scorrettezza riscontrati per entrambe le società hanno riguardato le informazioni ingannevoli e omissive diffuse attraverso il sito e il materiale promozionale dalle stesse predisposto in merito:

a) al prezzo di vendita dei diamanti, presentato come quotazione di mercato, frutto di una rilevazione oggettiva pubblicata sui principali giornali economici;

b) all’andamento del mercato dei diamanti, rappresentato in stabile e costante crescita;

c) all’agevole liquidabilità e rivendibilità dei diamanti alle quotazioni indicate e con una tempistica certa;

d) alla qualifica dei professionisti come leader di mercato. L’istruttoria dell’Autorità ha fatto emergere che nella realtà:

1) le quotazioni di mercato erano i prezzi di vendita liberamente determinati dalle società in misura ampiamente superiore al costo di acquisto della pietra e ai benchmark internazionali di riferimento (Rapaport e IDEX);

2) che quello che veniva rappresentato come l’andamento delle quotazioni altro non era l’andamento del prezzo di vendita delle imprese annualmente;

3) la liquidabilità e rivendibilità dei diamanti erano unicamente legate alla possibilità che il professionista trovasse altri consumatori all’interno del proprio circuito. Ciò premesso rispondiamo alla domanda del lettore.

Il lettore ha già tentato la soluzione bonaria. Al riguardo le banche e le società coinvolte si sono dichiarate disponibili a venire incontro alle richieste della clientela, ma per ora solo BANCA INTESA si è resa disponibile a soddisfare, al prezzo di vendita, tutte le richieste di rivendita di diamanti comprati presso i suoi sportelli dal broker Diamond Private Investment (Dpi), nel caso in cui lo stesso broker non riesca a ricollocarli sul mercato.

Nel caso in cui la via bonaria non portasse ad alcun esito il lettore dovrà necessariamente esperire
un’azione giudiziaria
per chiedere la nullità del contratto o l’annullamento del contratto e il
risarcimento del danno.

Al riguardo segnaliamo che il lettore potrà, in via alternativa:

a) aderire a una class action eventualmente promossa dalle associazioni dei consumatori a norma dell’art. 140 bis del Codice del consumo (D.Lgs. 6-9- 2005 n. 206);

b) Esperire un’ azione restitutoria o risarcitoria individuale fondata sul medesimo titolo.
Attualmente non risultano promosse class action, mentre sono stati avviati dei tavoli di conciliazione tra le società coinvolte e alcune associazioni dei consumatori.

Infine va segnalato che i provvedimenti dell’Autorità sono stati impugnati davanti alla giustizia amministrativa (TAR) che, nel sospendere gli effetti della decisione, ha fissato ad ottobre l’udienza per la decisione nel merito.
Al proposito va considerato che gran parte degli elementi sui quali si fonderebbe la class action o l’azione individuale restitutoria o risarcitoria sono ricavabili dagli accertamenti istruttori svolti dall’Autorità.

Alla luce di questo ci sentiamo di consigliare al lettore di interrompere la prescrizione, inviando alla BANCA e alla società una formale lettera in tal senso a mezzo raccomandata AR o PEC e di attendere l’esito del giudizio amministrativo prima di promuovere un’azione davanti al giudice civile.

Azione che, come detto, potrà essere esperita o mediante l’adesione a una class action oppure potrà essere individuale. Nel caso dell’adesione alla class action non è necessaria l’assistenza di un legale. Ma, vista la complessità della questione ci sentiamo senz’altro di consigliare o al lettore di farsi assistere da un’associazione dei consumatori oppure da un legale di sua fiducia.

Dott. Carmelo Catalano

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