Mer 30 Novembre 2022 — 02:07

Btp Italia, conviene davvero?



Matteo Meroni, gestore Zest, risponde agli interrogativi dei nostri lettori

btp italia o conto deposito

Torna il Btp Italia e come sempre non manca di calamitare l’attenzione di piccoli e grandi investitori, non foss’altro che si propone di proteggere dall’inflazione; figurarsi oggi che i prezzi corrono a doppia cifra, nel confronto su base annua, come non accadeva da decenni. A redazione@finanzareport.it abbiamo ricevuto una serie di domande da parte dei lettori che hanno per oggetto proprio il nuovo Btp Italia 2028: richieste di chiarimenti in vista del lancio dell’offerta (venerdì 14 novembre) e soprattutto di confronto con altri prodotti d’investimento. Fra le domande: il Btp Italia conviene veramente o è meglio investire in un conto deposito (altro strumento tornato in auge con il rialzo dei tassi)? Anche i bond continuano a riscuotere interesse fra i cassettisti italiani, fra cui le nuove obbligazioni Eni, benché il gruppo debba ancora scegliere la finestra più adatta per il collocamento, mentre va detto che anche i dividendi restano intramontabili nei gusti degli investitori. Vediamo qui di seguito la domanda di un lettore; subito sotto la risposta affidata a Matteo Meroni, gestore Zest.

Btp Italia, conviene veramente?

“Buongiorno, sono un piccolo risparmiatore con un orizzonte temporale medio, sono attratto dall’idea di investire nel nuovo Btp Italia, vista la corsa dell’inflazione italiana, ma non so se mi conviene. Inoltre sono in grado di prevedere se lo porterò a scadenza e non vorrei espormi alle oscillazioni del mercato. Mi chiedo se non mi convenga di più puntare su un conto deposito, visti i tassi che hanno ripreso a salire, o su un bond corporate, come le obbligazioni Eni che la società intende prossimamente collocare presso il pubblico indistinto”. (Lettera Firmata)

Risposta a cura di Matteo Meroni, gestore Zest

I Btp Italia hanno beneficiato nel corso di quest’anno della corsa dei prezzi pagando cedole molto ricche. Va tenuto presente però che la remunerazione viene conteggiata sommando la cedola fissa alla variazione dell’inflazione di periodo. Partendo quindi da una base inflattiva elevata è possibile che le prossime cedole non siano altrettanto generose. Se lo scopo è quello di avere un capitale legato al reale andamento dei tassi, subendo meno oscillazioni possibili in termini di prezzo, ritengo sia più indicato un investimento in obbligazioni a tasso variabile indicizzati al tasso Euribor. In questa categoria, oltre ai classici CCT, vorrei segnalare una emissione quotata sul mercato retail di Cassa Depositi e Prestiti (cod ISIN IT0005374043) con scadenza 2026 che presenta il vantaggio essere tassata al 12.5% come i Titoli di Stato e ha un remunerazione superiore rispetto a questi ultimi.

In merito alle emissioni retail annunciate da Eni, si tratta di un programma che verrà attuato entro il 2023 e di cui ancora non si conoscono le caratteristiche in termini di scadenze e remunerazione. C’è sempre da tenere presente che sul mercato secondario l’emittente tratta a livello di rendimento lordo molto vicino a quello dei Btp, non potendo peroò il risparmiatore beneficiare dell’aliquota agevolata del 12.5% come accade per i Titoli di Stato. Se l’obiettivo è quello di avere una certa flessibilità e poter disinvestire anche prima della scadenza, ritengo che i conti deposito non siano la soluzione ottimale in quanto il rendimento promesso è vincolato alla scadenza contrattuale. In questo frangente i Titoli di Stato Italiani, permettono di avere una remunerazione interessante anche su scadenze relativamente corte con il vantaggio che l’investimento può essere liquidato quotidianamente, anche prima della naturale scadenza dell’obbligazione”.

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